ROMANZI 2.0

18 dicembre 2014

IL CASTELLO, di Franz Kafka

Filed under: Mabel Bodi — artistico Buniva @ 01:02
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Kafka in questo libro ci porta in continuazione fuori dalla realtà, quasi in un mondo dell’assurdo. L’interminabile ricerca da parte di K. di arrivare al castello, diventa stancante, sembra di essere in un sogno, o quasi un incubo, da cui non si riesce ad uscire. Anche quando il libro finisce si rimane insoddisfatti, in sospeso per la mancanza di una conclusione e di una soluzione alle domande che ci si fa durante la lettura. L’incomunicabilità tra il castello ed il villaggio nel quale il protagonista si trova, lo rende un emarginato, escluso da un ambiente a cui non è concesso arrivare e che eppure continua ad attirare dando apparenti speranze. K. continua a lottare per integrarsi ma ogni volta che sembra fare un passo avanti, ecco che viene riportato indietro.

Mabel Bodi

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IL PROCESSO, di Frank Kafka

Filed under: Luca Ariaudo — artistico Buniva @ 00:17
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Ho trovato il libro interessante  ma complicato: mi soffermavo a volte su intere pagine per capire ciò che veniva spiegato, ma mi è piaciuto come l’autore riusciva a descrivere sia i personaggi che gli ambienti circostanti in modo eccellente.
Mi ha molto affascinato la storia di questo banchiere che viene accusato per qualcosa che non ha fatto. La descrizione dei due uomini che vanno a prenderlo a casa mi ha fatto interagire con il libro come se mi trovassi nella stanza con loro, anche se è raccontata in modo molto angosciante e opprimente, come in fondo tutte le situazioni dei fatti che accadono nel libro.
I racconti sono molto sfumati, nel senso che mi hanno fatto pensare e meditare su come alla fine è la società che decide per ognuno di noi, sia se sbagliamo, sia se siamo innocenti.

Luca Ariaudo

 

29 dicembre 2013

IL CASTELLO, di Franz Kafka

Filed under: Alessia Bauducco — artistico Buniva @ 22:09
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K. è un agrimensore che arriva in un villaggio sovrastato da un castello, in seguito ad una richiesta di lavoro. Nel maniero vengono stabilite tutte le leggi assurde che gli abitanti devono rispettare, senza capirle e soprattutto senza opporsi. Durante tutto il racconto K. cerca di mettersi in contatto con i gerarchi che abitano nel castello, anche attraverso Frieda, una cameriera di cui si innamora e che ha dei contatti con un funzionario, ma non ottiene nessun risultato; la frustrazione alla quale è sottoposto e l’impotenza dell’uomo di fronte a cose che non hanno una logica portano il protagonista verso una fine che non ha senso. Questo lascia il lettore con un interrogativo che si può interpretare in modi diversi: ognuno può scrivere una fine a seconda dei propri pensieri.

Un libro veramente complicato da leggere:  si cerca sempre nella pagina successiva una soluzione, una logica che non si trova, e lascia perplessi nell’interpretazione. E’ un romanzo che non consiglierei a molte persone, l’ho trovato davvero molto complesso e spesso anche monotono.

                                                                                                          Alessia Bauducco

22 dicembre 2013

IL PROCESSO, di Franz KafKa

Filed under: Pasquale Campisano — artistico Buniva @ 18:46
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Nonostante siano poche pagine, il libro è molto complesso; questo mi ha portato a dovermi soffermare più e più volte sulle stesse righe, composte da parole forti, significative e riflessive.
La trama gira tutta intorno ad un funzionario di banca, Josef K., che verrà accusato e arrestato senza sapere però la sua colpa. Il protagonista mi è parso una persona  un pò monotona, intelligente anche se in certe occasioni quasi irritante con i suoi atteggiamenti viziati e arroganti. Sebbene sia sempre circondato da persone che in qualche modo vogliono  aiutarlo, lui però sarà sempre sovrastato dalla solitudine.
Come i personaggi, tutte le ambientazioni sono descritte in modo perfetto e curato; aggiungerei che la storia è sempre raccontata attraverso atmosfere pesanti e asfissianti: un esempio è lo studio del pittore, in cui si può percepire bene l’aria afosa e affannosa, che non lascia respirare; il tutto poi viene aggravato da personaggi soffocanti. Nonostante questa precisione descrittiva il racconto sembra essere avvolto da un velo di nebbia, attraverso la quale si vede benissimo ciò che si ha ad un palmo dal naso, ma tutto il resto è coperto da una realtà offuscata, quasi per dare spazio alle riflessioni del lettore. Per questo il libro alla fine della lettura lascia qualcosa di molto soggettivo, ma anche qualcosa che accomuna ogni lettore, ovvero quel senso quasi di vuoto e di amaro, creando un paradosso di piacevole tristezza.

Vorrei evidenziare ancora la parte della leggenda sulla legge, raccontata dal sacerdote a K., proprio perchè l’ ho trovata molto stimolante per la riflessione.

Pasquale Campisano

14 gennaio 2011

IL PROCESSO, di Franz Kafka

Filed under: Elizabeth Rodriguez Altamirano — artistico Buniva @ 17:46
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Il Processo è un romanzo scritto da Franz Kafka che fu pubblicato nel 1925, dopo la sua morte.
Di questo romanzo ho potuto notare come la narrazione assomigli più a una tragedia, tanto da farmi rammentare la famosa opera di Shakespeare “Romeo & Giulietta” che, come sappiamo, è la morte di due anime innocenti che cercarono di vivere la loro storia d’amore. E anche il nostro protagonista Joseph K. farà la stessa fine, con tutt’altra storia.
La narrazione inizia e finisce male, in quanto Joseph non sarà un eroe che avrà una bella fine come per alcuni romanzi, ma anzi dovrà cercare in tutti i modi di salvarsi dalla sentenza che il tribunale potrebbe prendere da un momento all’altro.Il brutto è proprio sapere che il nostro Joseph, che con il passare del tempo abbiamo seguito in tutta la sua storia e a cui ci siamo affezionati, venga proprio a morire quella sera stessa del suo trentunesimo compleanno, e soprattutto non venire a conoscenza di quale sia stato il motivo.
Chi ha seguito la narrazione può aver notato come l’atmosfera in cui ci aggiravamo insieme al protagonista fosse cupa, tenebrosa, per cui il nostro amico andava pian piano inoltrandosi; tutto ciò però cambia solo alla fine, perché come scrisse il traduttore Primo Levi, “ paradossalmente, ma significativamente, il cielo è sereno solo nella spietata scena finale dell’esecuzione”.
E per finire, un informazione importante: questo romanzo è stato come una premonizione dell’Olocausto, perché come al nostro protagonista, si sono successivamente presentate nel corso della storia scene a cui forse noi preferibilmente non vorremmo ripensare, ma che dobbiamo ricordare, perché bisogna dire che anche gli ebrei hanno subito tali ingiustizie da parte della società anch’essi senza sapere il motivo.

Elizabeth Rodriguez Altamirano

13 gennaio 2011

IL PROCESSO, di Franz Kafka

Filed under: Sara Romagnoli — artistico Buniva @ 09:49
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Partendo col presupposto che non mi è piaciuto affatto questo libro, trovo che sia un romanzo quasi veritiero se si pensa l’epoca in cui è stato scritto. La prima cosa che mi sono chiesta è perchè il protagonista non ha un cognome.
Tutto ebbe inizio in un giorno qualunque; Josef, giovane banchiere, viene svegliato nel pieno della notte da degli uomini che senza un mandato, senza capo d’imputazione lo arrestano. Viene processato e ucciso dopo la condanna emanata.
Ora dopo aver letto questo romanzo mi chiedo: è pura invenzione o si basa su fatti realmente successi? Un complotto contro un banchiere innocente? E perchè ucciderlo in una cava?

Il romanzo è scritto in modo semplice, ma troppo demoralizzante davvero !!!!!!!!!!

Sara Romagnoli

9 gennaio 2010

IL CASTELLO, di Franz Kafka

Filed under: Federica Finizio — artistico Buniva @ 17:27
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Un agricoltore vuole completare la sua missione; quasi come ogni persona che vuole concludere i propri obiettivi e/o i proprio progetti.

K., l’agricoltore, si trova in un villaggio con un castello abitato da un Conte. K. vuole raggiungere il suo obiettivo:  poter lavorare in quelle terre. Sfortunatamente trova davanti a sé tante difficolta che gli impediscono di poter lavorare in quelle terre, quasi da voler isolare il castello da non aver contatti con le persone al di fuori.
K. oviamente si abbatte perchè non trova un modo per realizzare il suo progetto, infatti cerca appoggio in qualsiasi cosa. Finalmente riceve un gesto positivo da una ragazza di nome Friede che, in seguito, lo allontana. Nonostante abbia ricevuto una batosta da parte della ragazza, per puro caso, in un albergo, incontra dei personaggi appartenenti al castello. Uno di loro decide di aiutarlo, ma K. si addormenta e…

Kafka l’ho trovato molto complicato da leggere, con una storia che, fosse scritta con parole un po’ più semplici, appassionerebbe di più.
Un obiettivo da raggiungere, da conquistare, pieno di ostacoli, che se fosse capitato a me, mi sarei demoralizzata fin troppo.

Federica Finizio

31 agosto 2009

IL PROCESSO, di Franz Kafka

Filed under: Nadina Grahic — artistico Buniva @ 15:52
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Kafka con questo romanzo, non molto facile da leggere, cerca di parlare direttamente all’inconscio del lettore, che finisce quasi col ritrovarsi nelle vicende dei personaggi.

“Il processo” ha un protagonista, Joseph, che incarna in se stesso la solitudine, la rinuncia alla vita, all’esistenza che lo porta alla morte.
Sì, perché il dramma di quest’ uomo si apre in una mattina come tante altre. Si ritrova in mano una strana notifica di arresto da parte di due signori; pensa subito che si tratti di un errore e cerca di intervenire per risolvere il malinteso. Ma quando il protagonista si addentra in questa vicenda si rende conto di quanto quell’accusa sia “vera” e di come sia impossibile arrivare ad una soluzione…

Un libro drammatico, che ci invoglia a riflettere più che a capire questa strana vicenda, dove Joseph cerca diperatamente di giustificare, con avvocati e testimoni, solo il suo “diritto ad esistere”. Questa misteriosa organizzazione giudiziaria comincia così a farlo sentire indifeso, fragile. Infine si autoconvince di essere colpevole, anche se non conosce l’accusa e non la conoscerà mai. Cosi viene condannato a morte per una colpa inesistente.

Nadina Grahic

31 maggio 2009

IL PROCESSO, di Frank Kafka

Filed under: Morena Amparore — artistico Buniva @ 14:41
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Questo libro tratta di un tema angoscioso: di un uomo, Josef K., accusato di una colpa non commessa, cioè di non aver vissuto fino in fondo la vita ed essersi lasciato trasportare dalla “vita terrena”. Come tutti gli uomini, lasciati al proprio destino, se non ammettono le loro colpe, diventano anche colpevoli di azioni non commesse.

K. viene arrestato e giudicato colpevole per un atto non compiuto. K cerca sostegno e aiuto tra le persone che lo circondano, senza ottenere risultati.
Si trova ad affrontare interrogatori in situazioni stranissime, in tribunali dentro casa del giudice, con persone sedute a terra, in gruppi, pronti a giudicarlo. Lui, nel tentativo di discolparsi, parla del modo in cui l’hanno trattato e accusato ingiustamente, con risposta dei presenti con applausi. A lui sembrava una presa in giro per renderlo colpevole di un’azione non commessa.

Ci sono anche altri episodi dove il desiderio di libertà di Josef viene esplicitato dalla moglie del giudice, corrompendolo con l’invito a diventare il suo amante; come una persona che nella vita comune aiuta con l’inganno, col tentativo di corruzione, com’è anche presente nelle accuse contro le guardie, bastonate dal Picchiatore, poichè K. aveva fatto il loro nome al giudice. Essi sono vittime non colpevoli, come uomini che tentano di aiutare una vittima ma che vengono considerate complici delle azioni di questi. K. aiuta le guardie corrompendo il Picchiatore per liberarli, come un “accusato” che si toglie dei punti a suo vantaggio per darli alle altre vittime, considerate suoi complici.

C’è poi l’arrivo dei due Signori a casa di K. che lo prelevano e lo portano con loro. All’inizio sono loro a condurre il colpevole, ma poi diventa K. la guida del gruppo. Camminano per la strada e lungo il tragitto incontrano un poliziotto che li insegue; scappano e si rifugiano in una caverna che per Josef diventerà  la fine, accoltellato al cuore.

La sua ultima visione è un uomo affacciato alla finestra: “Chi era? Uno che voleva aiutarlo? Ce n’era uno solo? O lo volevano tutti? Un aiuto era ancora possibile?……e fu come se la vergogna dovesse soppravvivere”.

Morena Amparore

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