ROMANZI 2.0

26 febbraio 2014

CENT’ANNI DI SOLITUDINE, di Gabriel Garcia Màrquez

Filed under: Giorgia Boccardo — artistico Buniva @ 23:03
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Romanzo capace di affascinare la mente del lettore: un’opera singolare e del tutto fantastica, in cui la poesia è immancabile e ne orna la lettura. Parallelamente a tutto ciò vengono racchiuse esperienze reali, affrontando il tema della disperazione, del degrado, del sottosviluppo e delle guerre civili, dell’inevitabile insuccesso che cala continuamente sulla famiglia Buendìa.
E’ evidente ed apprezzabile la capacità dello scrittore di conciliare perfettamente l’irreale con una buona dose di concretezza. Un interminabile susseguirsi di eventi spiacevoli accompagneranno tutto il romanzo, ma “non può piovere per tutta la vita”, quindi fiorirà la gioia, il successo e il concetto di rinascita, seppur per un periodo di tempo limitato.
Una trama difficilmente delineabile, determinata però da una grande generazione familiare : i Buendìa. La loro storia è tremendamente inconsueta e diversi eventi bizzarri lo dimostrano. La dinastia ospita una miriade di personaggi, spesso con lo stesso nome, riconoscibili grazie alle loro differenti scelte di vita e ai loro caratteri spesso contrastanti. Forse lo stesso Marqez, nella stesura del romanzo, avrà più volte ripreso le pagine precedenti per ricordare le intricate relazioni tra i personaggi. Essi vivono in un villaggio fondato da loro stessi: Macondo. Il racconto di un piccolo universo alternativo, il racconto di un secolo, che lascia largo spazio al concetto di solitudine come condizione inevitabile all’uomo.
Penso che sia una lettura estremamente complessa: richiede infatti impegno e attenzione, e indubbiamente non è godibile a pieno da una grande fetta di lettori, tuttavia lo stile è inimitabile e degno di nota, grazie anche all’invidiabile fantasia dell’autore.

Giorgia Boccardo

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4 gennaio 2014

CENT’ANNI DI SOLITUDINE, di Gabriel García Márquez

Filed under: Debora Banchio — artistico Buniva @ 23:13
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Cent’anni di solitudine è un romanzo ambientato in un mondo da favola, in cui le vicende che si susseguono appaiono singolari, quasi uniche, difficili da spiegare e a volte anche da comprendere; il linguaggio è molto particolare e presenta una terminologia con riferimenti lessicali alla lingua spagnola poiché l’autore è originario della Colombia, luogo in cui ambienta appunto il proprio racconto. La narrazione è basata sulle vicende della famiglia Buendía, continuamente colpita da avvenimenti inaspettati, che lasciano il lettore perplesso ad ogni pagina, nel tentativo disperato di ricollegare tutti i pezzi del puzzle poiché nemmeno in un solo istante cessano le disavventure.
Questo romanzo mi è piaciuto molto in quanto il susseguirsi delle azioni è sempre riuscito a farmi continuare a leggere per poter vedere come realmente le vicende terminavano, spesso e volentieri con un finale inaspettato, lasciandomi sempre stupita e carica di nuove emozioni.

Debora Banchio

27 ottobre 2013

CENT’ANNI DI SOLITUDINE, di Gabriel Garcìa Màrquez

Filed under: anonimo — artistico Buniva @ 13:11
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Il libro è ambientato in un piccolo paesino circondato da paludi, Macondo. Questo è un paese che risale al tempo primordiale, il favoloso tempo delle origini seguito poi dal tempo delle scoperte. Attraverso le vicende di una famiglia di sei generazioni, nata dal fondatore del villaggio Josè Arcadio Buendìa, si parte dalla scoperta del ghiaccio per arrivare a decifrare le pergamene dello zingaro Melquìades, la causa dell’isolamento di J.A.B., colui che annualmente portava a Macondo le innovazioni che catturavano l’attenzione del fondatore del villaggio. Il personaggio è avvolto da un alone di mistero, come del resto tutto il libro, nel quale il tempo sembra non scorrere mai… Tutto sembra così monotono e ripetitivo, come le giornate che in quel paese sembrano mai concludersi, paragonabili ad un momento brutto della tua vita, che vorresti passasse in fretta ma invece sembra sempre più lungo…  è questo il motivo per cui ho fatto fatica a leggere questo libro: sembrava interminabile e noioso,  non arrivavo più alla fine e mi lasciava sempre un alone di tristezza; posso dire che non è il mio genere ma dal momento che ha valso al suo autore il premio Nobel per la letteratura lascio a voi decidere se è un bel libro o meno. Non posso dire che non sia interessante ma a me non è piaciuto.

anonimo

28 gennaio 2010

CENT’ANNI DI SOLITUDINE, di Gabriel Garcìa Màrquez

Filed under: Ivan Siondino — artistico Buniva @ 00:06
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Il romanzo ci narra la fantastica vicenda di una famiglia, i Buendìa.

Questa, divisa in sei generazioni, viene condannata all’esilio quando il capostipite Josè Arcandia Buendìa, dopo una lite, uccide un uomo e decide di fuggire con la famiglia e gli amici, perche perseguitato dal fantasma dell’uomo; fino a fermarsi nella foresta colonbiana dove fonda un villaggio: Macondo.

Tutte le vicende sono ambientate a Macondo; alcuni personaggi se ne vanno per poi farvi ritorno, non riuscendo a staccarsi dal loro mondo.

L’intreccio delle vicende della famiglia porta i singoli membri alla solitudine più profonda del loro essere, dando alle generazioni future un esempio sbagliato su come affrontare la propia vita e quella famigliare; una solitudine che li dannerà fino alla fine.

Il romanzo spiega come la solitudine conndizioni l’intera esistenza di un uomo e come possa essere un fenomeno contagioso, come una malattia. Nel romanzo c’è un collegamento tra la realtà e la fantasia come tra la pazzia e la normalità della vita quotidiana.

Ivan Siondino

9 gennaio 2010

CENT’ANNI DI SOLITUDINE, di Gabriel Garcia Marquez

Filed under: Susanna Garis — artistico Buniva @ 16:39
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“Cent’anni di solitudine” è un romanzo che ha valso il premio nobel per la letteratura a Gabriel Garcia Marquez. E’ un romanzo che narra le vicende della famiglia Buendia per sei generazioni.

All’inizio è ambientato in un piccolo villaggio; con il proseguire del tempo il villaggio fondato da Jose Arcadio Buendia si trasforma in una cittadina. I componenti di questa famiglia non si spostano da quel luogo, tranne alcuni, come il Colonnello. Gli abitanti di questo villaggio vivono esclusi dal mondo tramandandosi sempre le stesse abitudini, lo stesso carattere, alcune volte persino la stessa personalità di padre in figlio. La solitudine di cui si accenna nel titolo si riferisce alla solitudine di questa famiglia, isolata dal mondo senza praticamente nessun rapporto con lo spazio che la circonda, se non di passaggio.

È un libro non molto semplice da capire per via di tutti questi nomi molte volte uguali, però tutto sommato è un libro avvincente, scorrevole la maggior parte delle volte e intrigante.

Susanna Garis

CENT’ANNI DI SOLITUDINE, di Gabriel Garcìa Màrquez

Filed under: Caterina Colaci — artistico Buniva @ 13:20
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Gabriel Garcìa Màrquez con questo romanzo vinse, nel 1982, il premio Nobel per la Letteratura.

Cent’anni di solitudine è un romanzo che ripercorre la storia delle sei generazioni della famiglia Buendìa e del loro sperduto villaggio, Macondo.
Il fondatore di questo villaggio è Josè Arcadio Buendìa; attorno a lui si sviluppano moltissimi avvenimenti, si intrecciano situazioni e amori. Macondo si affolla, ma fondamentalmente la loro vita rimane invariata. Egli introduce delle innovazioni che contribuiscono allo sviluppo del villaggio, ma anche alla loro solitudine.

Il titolo di questo romanzo parla di solitudine: questa è la condizione di vita di questi uomini e in particolare di tutte le generazioni della famiglia Buendìa. Infatti questa famiglia, vivendo tale situazione, quasi fantastica, sembra allontanarsi dalla concretezza del mondo reale. È una famiglia piena di grandi sentimenti, ma così chiusa nei propri sogni e illusioni, da precipitare nella più grande delle solitudini.

Caterina Colaci

7 dicembre 2009

CENT’ANNI DI SOLITUDINE di Gabriel Garcìa Màrquez

Filed under: Gaia Acquarone — artistico Buniva @ 21:06
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“Cent’anni di solitudine”  più che un romanzo è un viaggio tra la fantasia e la solitudine che avvolge i personaggi in avventure e in fantastiche peripezie. Tra inganni  e amori senza tempo cresce e si riempie il piccolo villaggio di Macondo. Da Josè Arcadio allo zingaro Melquìades a Ursula  e a tutti i compononetnti della famiglia fondatrice di Macondo si aprono le porte di una storia lunga cen’anni dove la solitudine regna sotto i sentimenti di ogni personaggio, ognuno cresciuto e  diventato qualcuno sotto la luce di un villaggio che è più una situazione mentale che una realtà, è più un destino che una verità.

La bravura di Gabriel Marquez nel ricreare la realtà in Macondo riesce a trasportarti nelle più profonde e inviolabili solitudini dei personaggi, spianate dal vento, dimenticate e vissute in cent’anni di storia, di fantasia, dove la mente e l’immaginazione sono portate a volare sopra le mura di un villaggio che risiede in ognuno. Macondo, cuore della fantasia e della realtà allo stesso tempo, è costretto a crescere avvinghiato alla famiglia Buendìa che lo apre e lo modella, trasformandolo nel regno dell’immaginazione. In questo immenso universo di vicende incrociate, impenetrabili ed eterne, nascono una moltitudine di eroi e di personaggi destinati alla sconfitta, cui fanno da solidità e sensatezza gli svariati personaggi femminili che portano uno spiraglio di luce nell’ombra degli sbagli e nella solitudine degli eroi sconfitti. Su tutti domina la figura del colonnello Aureliano Buendìa, il primo uomo nato a Macondo, colui che fece trentasei insurrezioni senza mai portarne a fine nessuna, colui che ebbe diciassette figli da diciassette donne diverse sparse per il continente e che vennero tutti uccisi, colui che sfuggì a svariati attentati, che riuscì a scappare da un plotone di esecuzione e che finì i giorni della sua vita rinchiuso in un laboratorio a fabbricare pesciolini d’oro. Macondo è un regno dove la fantasia viene penetrata dalla profonda consapevolezza della solitudine di ogni personaggio. Macondo è un viaggio senza fine, è parte di un immaginazione viva e pura che pagina dopo pagina trova spazio nella mente di tutti i lettori.

Gaia Acquarone

15 novembre 2009

CENT’ANNI DI SOLITUDINE, di Gabriel Garcìa Màrquez

Gabriel Garcia Marquez, nato nel 1928, è uno scrittore colombiano che ha ricevuto il premio Nobel nel 1982. Questo romanzo, pubblicato nel maggio del 1967, viene considerata la seconda opera più importante in lingua spagnola dopo “Don Chisciotte de la Mancha”.

“Cent’anni di solitudine” è un romanzo che affronta nel suo insieme la fondazione e lo sviluppo di un villaggio, Macondo; che successivamente sarà teatro del tragico momento di una guerra, i cui protagonisti saranno principalmente la famiglia Buendìa. I Buendìa  furono i principali fondatori del villaggio e introdussero cose innovative per lo sviluppo di Macondo. I discendenti di questa famiglia furono molti, e portarono di generazione in generazione i nomi di Aureliano e Josè Arcadio.

A parte questo, il romanzo contiene un fatto curioso sui Buendìa: portano con sè un sortilegio che verrà scoperto successivamente dopo cent’anni di generazioni. Si può pensare che questo sortilegio sia la punizione data per il fatto che procreano dei figli tra consanguinei.

I personaggi di questo romanzo hanno caratteristiche che li accomunano, in particolare la famiglia Buendìa, i quali sono soliti stare in solitudine. La narrazione di per sè sembra abbastanza fiabesca per  questa anomalia che separa i componenti della famiglia Buendìa dalla realtà che sembra non coinvolgerli del tutto.

Elizabeth Rodriguez Altamirano

6 settembre 2009

CENT’ANNI DI SOLITUDINE, di Gabriel Garçia Marquez

Filed under: Sara Romagnoli — artistico Buniva @ 15:46
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Questo romnzo è la storia di una famiglia che ha vissuto per molte generazioni nelle paludi del Macondo.

Il libro è davvero molto interessante e fin dalla prima pagina mi ha attirato la storia nonostante sia contorta nello sviluppo. Ho notato una certa ripetività delle azioni e del tempo che scorre poichè tante vicende che si intrecciano e sovrappongono fan notare che tutto ruota attorno alla vita nel villaggio.

E’ un libro che parla di solitudine, di allontanamento dalla civiltà; in ognuno dei personaggi si può riscontrare questo sentimento che dona a quasi tutto il romanzo un senso di tragedia e dolore.

L’ultimo della stirpe scopre con stupore che in cento anni di solitudine la sua famiglia non è stata in grado di evolversi, ma, quasi come in un film, un vento apocalittico distrugge tutto il villaggio e uccide i suoi abitanti, facendo sì che la rivelazione non sia servita a nulla, perchè il Macondo non esiste.

Un libro fantasticamente triste, ma in fondo molto carino: lo consiglio a tutti.

Sara Romagnoli

31 agosto 2009

CENT’ANNI DI SOLITUDINE, di Gabriel Garcia Marquez

Filed under: Federica Finizio — artistico Buniva @ 17:40
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Viene narrata la trasformazione di un piccolo villaggio di nome Macondo, un luogo fuori dal mondo, seguendo la vita della famiglia che lo fondò: i Buendia. I personaggi sono rappresentati da nipoti, figli, fratelli con le loro avventure e gli incredibili episodi di cui sono protagonisti.
Il  villaggio vive isolato dal mondo, senza contatti. La famiglia Buendia riesce però a conoscere le sorti del mondo che la circonda. Infatti ben pochi sono i momenti di gioia e di felicità nella vita di Macondo perchè arrivano gli zingari, scoppiano rivoluzioni, costruiscono ferrovie e nei pressi riescono ad atterrare anche degli aerei. Ma tutto ciò non serve per far spostare questa popolazione!
Proprio alla fine del romanzo l’ultimo discendente di questa famiglia, scatena l’incantesimo di un vecchio zingaro  e porta la distruzione del villaggio. Questo rappresenta il destino di una stirpe che rimane per cent’anni in solitudine.

Il tempo si ripete offrendo come sentimento più comune la solitudine.

È un romanzo piuttosto complesso, richiede attenzione e impegno

Marquez è riuscito a creare situazioni irreali. Utilizza molto un linguaggio bizzarro. Riesce a raccontare le caratteristiche di ogni personaggio, nella propria vita,  nonché nella loro tragicità!

Non è un libro che rileggerei, se non il finale! Sembrava non finire mai: le pagine continuavano a girarsi ma la fine tanto attesa non arrivava. Sinceramente non lo consiglierei perchè a me personalmente non è piaciuto, mi ha annoiato, esclusa la fine che mi è piaciuta molto; ma un finale non basta per dire che tutto il romanzo è stato bello!

Federica Finizio

31 maggio 2009

CENT’ANNI DI SOLITUDINE, di Gabriel Garcías Márquez

Filed under: Samiana Gorni — artistico Buniva @ 17:36
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“Cent’anni di solitudine”, così Gabriel Garcías Márquez decise di intitolare il suo romanzo nel 1967: una delle opere che segnò il Novecento vincendo il premio Nobel per la letteratura nel 1982. L’autore scrisse questo libro in diciotto mesi, quando iniziò a diventare celebre grazie ai suoi racconti, e quando venne pubblicato, ottenne subito un successo sfavillante.

In quest’opera viene narrata la trasformazione di un piccolo villaggio di nome Macondo, perduto nelle lande della foresta colombiana, dalla sua nascita alla sua morte, seguendo la vita della famiglia che lo fondò: i Buendia.
Gli abitanti all’inizio vivevano in completo isolamento dal resto del mondo, il loro unico contatto con altri esseri umani erano degli zingari che portavano delle innovazioni mai viste. Tra loro si trovava Melquíades, colui che riferiva ciò che accadeva nella società moderna al di là della boscaglia. José Arcadio Buendia si attaccò molto a quest’uomo, stringendo una forte amicizia, anche se la moglie, Ursula, non vedeva questi zingari di buon auspicio. D’altro canto, Melquíades non era solo un semplice zingaro che vendeva carabattole a caro prezzo, ma anche un indovino che aveva scritto su delle pergamene il futuro del villaggio in un linguaggio praticamente incomprensibile a tutti.

La storia inizia a scivolare più velocemente sotto gli occhi quando i figli dei due coniugi Buendia, cioè Aureliano, José Arcadio e Amaranta crescono e hanno a loro volta dei figli. Andando maggiormente avanti la famiglia Buendia si chiuderà progressivamente, rintanandosi nella solitudine con un susseguirsi di rivoluzioni, guerre, distruzioni, immigrazioni ed invasioni fino all’ultimo sopravissuto dei Buendia e alla scomparsa di Macondo.

Personalmente, anche se si tratta di un mattoncino di circa 400 pagine, devo dire che è stata una storia interessante, piuttosto impegnativa in quanto i nomi dati ai figli delle generazioni successive saranno sempre uguali a quelli della prima. Inoltre non ci sarà mai un protagonista principale in quanto la vicenda è basata su tutti i componenti della famiglia. Una vita triste, con un finale altrettanto infelice, ma che vale la pena di leggere.

Samiana Gorni

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