ROMANZI 2.0

IL FU MATTIA PASCAL, di Luigi Pirandello

Di qua parte il nostro ragionamento su Mattia Pascal e Adriano Meis.

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3 commenti »

  1. Ho trovato il linguaggio del romanzo articolato e antico, arricchito da parole non più usate ai giorni nostri. I primi capitoli si presentano lenti e noiosi quindi difficili da capire. Il protagonista Mattia Pascal oltre a essere il narratore si presenta come un uomo alla ricerca della felicità e libertà, proprio per questo motivo decide di recarsi a Montecarlo: per essere libero e felice. Mattia Pascal inoltre si presenta come un uomo che prende decisioni sul momento e che giudica le proprie azioni. Il suo carattere è impulsivo e vivace a differenza di quello di Adriano Meis. Durante la sua trasformazione in Adriano Meis oltre a un cambiamento dell’aspetto fisico avviene anche una cambiamento di personalità. Adriano Meis si presenta quindi come un uomo sensibile e riservato, senza amici. Questo suo carattere cosi chiuso e riservato non gli permetterà di vivere all’interno della società e vorrà tornare alla sua vecchia personalità. Ma, a causa della sua “non esistenza” non potrà sposare Adriana, la donna che ama.

    Commento di artisticobuniva — 27 febbraio 2014 @ 19:03 | Rispondi

  2. Concordo per quanto riguarda il linguaggio articolato che, a mio parere, rende un po’ pesante i primi capitoli del romanzo. Nonostante un avvio lento la storia si rivela tutt’altro che noiosa: il protagonista si presenta come un inetto, un uomo che “subisce” la propria vita senza prendersi le responsabilità di scegliere cosa è meglio per lui. Insoddisfatto di ciò ricerca un nuovo inizio, una fuga dalla monotonia, che gli si presenta per caso e che non si lascia scappare. Ma questa sua scelta si rivelerà un ennesimo fallimento: vivere senza un’identità può inizialmente essere sinonimo di libertà, ma si rivela una restrizione ancora più pesante di una vita noiosa. La storia di Mattia Pascal tenta di insegnarci proprio questo, il “non esistere” costituisce solo un’apparente spensieratezza, ma in realtà ce ne priva ancor di più.

    Commento di artisticobuniva — 7 marzo 2014 @ 19:08 | Rispondi

  3. Io a differenza delle persone che hanno commentato precedentemente non ho trovato il linguaggio particolarmente complesso, piuttosto ho trovato contorto il modo di pensare del personaggio.
    Infatti dopo la sua morte inscenata, il personaggio viaggia molto, ritrova la gioia che gli era stata negata quando era ancora ritenuto vivo. Durante questi viaggi, si rende conto di essere solo e vorrebbe dei legami con la società per non esserne escluso. Così decide costruirsi una nuova vita. Mi ha sorpreso in particolare il suo modo di vedere anche solo il semplice rapporto umano.

    Commento di artisticobuniva — 3 giugno 2014 @ 18:59 | Rispondi


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