ROMANZI 2.0

30 gennaio 2014

I MALAVOGLIA, di Giovanni Verga

Filed under: Valentina Tortone — artistico Buniva @ 16:28
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La vicenda del romanzo ha inizio poco dopo l’Unità d’Italia, nel 1863, ad Aci Trezza, un piccolo villaggio di pescatori vicino a Catania. I Malavoglia sono una famiglia di pescatori proprietari di una barca, la Provvidenza, e di una casa, la casa del Nespolo. Il capofamiglia è il nonno Padron ‘Ntoni che è padre di Bastianazzo, il quale, sposato con Maruzza, ha cinque figli: ‘Ntoni, Mena, Luca, Alessi e Lia. Un giorno per iniziativa di Padron ‘Ntoni la famiglia si avventura in un’impresa commerciale, acquistando a credito un carico di lupini, ma a causa di un naufragio la famiglia perderà il carico e la nave ne uscirà gravemente danneggiata. I Malavoglia si ritrovano quindi in una situazione economica terribile. Come farà Padron ‘Ntoni a cavarsela dopo questa terribile disgrazia?

Giovanni Verga ci fa immergere in una realtà diversa dalla nostra. Questo romanzo viene raccontato da gente del popolo, facendo scomparire la figura del narratore, ma non del tutto, poiché lo ritroviamo spesso nei pensieri di personaggi diversi. Mi è piaciuto molto per la scrittura adottata dall’autore e per le diverse vicende narrate in modo da suscitare in noi un paragone con la nostra epoca.

Valentina Tortone

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2 gennaio 2014

I MALAVOGLIA, di Giovanni Verga

Filed under: Roberta Micol — artistico Buniva @ 00:31
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Questo romanzo inizia con la descrizione di una famiglia, i Toscano, conosciuti come i Malavoglia da tutto il paese di Aci Trezza. Era una famiglia numerosa: Padron ‘Ntoni, padre di Bastiano e nonno di cinque ragazzini: ‘Ntoni, Luca, Filomena, Alessio e Rosalia. Inizialmente erano uniti e benestanti, ma con il susseguirsi di alcune disgrazie, la famigliola andò perdendosi. La causa di queste disgrazie era il sistema sociale siciliano, a cui si aggiungevano poi le tasse e la crisi della pesca. Il loro problema economico diventò il problema di tanti. Il libro è ambientato nella seconda metà del 1800, e lo possiamo capire dal linguaggio usato da Verga e dalle descrizioni sociali. Durante tutta la lettura non sono riuscita a trovare un vero e proprio protagonista della storia, perché c’erano da una parte i Malavoglia e dall’altra i cittadini di Aci. Verga descrive i due differenti comportamenti che si alternano durante la narrazione, l’uno disinteressato e nobile, l’altro ottuso e pettegolo.
L’ho trovato coinvolgente, ma allo stesso tempo difficile da capire, nel descrivere come la vita di tutti i giorni potrebbe essere imprevedibile e triste.

Roberta Micol

29 dicembre 2013

I MALAVOGLIA, di Giovanni Verga

Filed under: Martina Bilancieri — artistico Buniva @ 21:58
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E’ la storia di una famiglia strettamente patriarcale siciliana che vive ad Aci Trezza. Padron ‘Ntoni sta in cima alla piramide, dopo di lui c’è suo figlio Bastiano sposato con Maria; essi hanno cinque figli: ‘Ntoni, Luca, Filomena, Alessio e Rosalia. Le vicende della famiglia non vanno molto bene soprattutto quando comprano un’imbarcazione ‘’La Provvidenza’’. Infatti s’imbarcheranno su di essa con un carico di lupini, seguirà una tempesta che farà perdere l’intero carico e la vita di Bastiano. Ma le sfortune non sono finite per la famiglia perché molto presto la “casa del nespolo”, la casa di famiglia, viene venduta a causa dei debiti. Insorgerà così la vergogna, seguita dal decadimento dell’intera famiglia. L’unico che riuscirà a risollevare la famiglia sarà Alessio che ricomprerà la casa. Padron ‘Ntoni si sentirà sollevato e vedrà compiuto il suo desiderio di morire a casa sua, però non raggiungerà mai questo scopo perché morirà prima.

La vicenda dei Malavoglia non ha un lieto fine, perché il libro inizia parlando di un’unità famigliare molto forte e finisce con uno smembramento completo della famiglia. Verga presenta questo romanzo da narratore onnisciente, senza dare giudizi, senza entrare nel merito: vuol far emergere il tema dei vinti, di come un uomo progredisce grazie al mancato successo di un altro. Inoltre presenta il tema del quotidiano di una famiglia usando i suoi  costumi, i suoi proverbi e i modi di dire, col linguaggio di una società povera.
Leggendo questo romanzo ho sentito il peso della famiglia e delle disgrazie sopravvenute ad essa. Questo realismo di cui parla Verga è esattamente la vita quotidiana di ognuno di noi, privo di ottimismo: è la vita dura che ci si prospetta davanti, anche se noi la vogliamo addolcire; ma per la Sicilia del 1878 la realtà così dura non era poi così strana.

Martina Bilancieri

6 novembre 2013

MASTRO DON GESUALDO, di Giovanni Verga

Filed under: Sabrina Spiga — artistico Buniva @ 01:34
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In questo romanzo, i luoghi in cui si svolge la storia sono reali. È ambientato nei primi anni dell’ Ottocento in Sicilia, in un piccolo paese chiamato Vizzini.  Il protagonista della storia è Gesualdo Motta che è un ex muratore arricchito,  astuto ed è abile negli affari. Grazie appunto al suo impegno negli affari diventa pian piano sempre più ricco, solo che per avere un appoggio dai signori nobili, decide di sposare una donna, Bianca, appartenente alla nobile famiglia dei Trao. Bianca decide anche lei di sposarsi con Mastro Don Gesualdo perché è una signora raffinata che ha perso importanza. Il matrimonio dei due non si rivela però un gran successo, perché Bianca dopo aver dato alla luce la sua prima ed unica figlia Isabella, fugge e ritorna dal suo amato, si ammala e col tempo muore. Gesualdo dopo la morte della moglie, si ammala anch’esso e decide di recarsi a Palermo dal genero, fino alla fine dei suoi giorni. Prima di morire però, chiede a Isabella, figlia di Bianca e Ninì, di lasciare una parte del denaro ai suoi figli illegittimi che aveva avuto con una serva, unica donna davvero amata. Gesualdo muore solo, nell’indifferenza dei suoi servitori. Solo di fronte alla morte Gesualdo capisce il senso della propria vita: sa’ di aver perso tutto ciò a cui teneva davvero e che non può più tornare indietro. Gesualdo era molto legato alla sua “roba” da non accorgersi del fallimento nell’ambito privato.

All’interno del racconto sono frequenti le scene dialogate e il linguaggio usato, si potrebbe definire complesso.
Il romanzo sembra suddiviso in parti e tra esse si notano dei salti temporali che sembrano accelerare il ritmo del racconto. Il narratore è esterno alle vicende, ma sembra assumere il punto di vista del protagonista.

Sabrina Spiga

19 gennaio 2011

I MALAVOGLIA, di Giovanni Verga

Filed under: Alessia Bauducco — artistico Buniva @ 09:24
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Questo romanzo, ambientato in Sicilia nel paese di Aci Trezza, narra le vicende della famiglia Toscano: il loro modo di vivere semplice, le varie difficoltà e sventure che devono affrontare, i cambiamenti portati dalla recente unità d’Italia.

La famiglia ” I Malavoglia” soprannome con il quale erano conosciuti, era composta da padron N’toni capostipite della famiglia, dal figlio Bastianazzo con la rispettiva moglie Maruzza, e dai loro cinque figli. Essi vivono nella “casa del nespolo” e possiedono una piccola imbarcazione, “la Provvidenza”, loro unica fonte di reddito. Il modo in cui affrontano i vari problemi che si susseguono, evidenzia un forte attaccamento alle origini. Il non arrendersi e cercare di ricostruire ciò che si è perduto per poter ritornare alle proprie abitudini. L’unione che, purtroppo è segnata dal destino, porterà allo disgregarsi della famiglia, al degrado sociale morale e finanziario. Alla fine del romanzo rimane il nipote Alessi, l’unico che riesce a riscattare la famiglia pagando i debiti e continuando l’attività di pescatore.

La cosa che più mi ha colpito di questo romanzo, è il tipo di linguaggio, semplice:  rispecchia perfettamente alcune parti del lessico caratteristico della Sicilia di metà ottocento, permettendone la lettura a qualsiasi persona, dalla più semplice all’intellettuale, in quanto Verga si limita a proporre un ritratto sociale, ovvero ci dipinge la situazione così come lui la vede, estraniandosi dal racconto.

Alessia Bauducco

17 gennaio 2011

I MALAVOGLIA, di Giovanni Verga

Filed under: Virginia Giovani — artistico Buniva @ 22:17
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Questo libro si snoda fra i paesaggi brulli e secchi siciliani. Territori che l’autore intreccia alle trame dei suoi personaggi. La famiglia Toscano, nota a memoria d’uomo con il nome di “Malavoglia”, è prospera, arricchita dai loro traffici commerciali e la buona situazione economica. Usando delicate e gergali parole, Verga, racconta di un futuro inizialmente roseo per tutti i fanciulli di casa. Ma la nuova leva obbligatoria introdotta dai piemontesi, in seguito all’unificazione italiana, e altre disavventure portano verso il lento sfacelo del buon nome della casata.

Con questo libro viene rafforzato il tipico romanzo verista che fa di Verga uno dei suoi padri fondatori. I soggetti letterari sono uomini comuni e bravi lavoratori che cercano di migliorare la loro vita. Proprio questo è il punto focale del libro: l’eccedere. La brama di Padon ‘Ntoni e della sua stirpe per l’acquisizione di maggior potere li porta alla deriva. La cruda sensazione lasciata da Verga è quella che in realtà la mobilità sociale sia non solo cosa irrealizzabile ma anche errata. La Provvidenza che potevamo scorgere nel Manzoni con “I promessi sposi” in questo libro è completamente inesistente. Mentre lo stile dell’autore affascina e alcune considerazioni sono veramente attuali e degne di nota, vi è comunque il messaggio finale di “equità nel disequilibrio” a sottolineare l’idea conservatrice di Verga.

Virginia Giovani

13 febbraio 2010

I MALAVOGLIA, di Giovanni Verga

Filed under: Caterina Colaci — artistico Buniva @ 13:47
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Il racconto è ambientato nella seconda metà del 1800 nei pressi della provincia di Catania.

In questo romanzo Verga parla di una famiglia di pescatori, i Toscano all’anagrafe, ma conosciuti dappertutto, di generazione in generazione, come i Malavoglia. La storia di questa famiglia è molto sfortunata e ogni personaggio ha una propria travagliata vicenda. Tutto parte dal padrone di casa Padron ‘Ntoni che, disperato per la partenza del nipote ‘Ntoni per la leva militare, e quindi per la perdita di due forti braccia, cerca di rifarsi economicamente comprando un carico di lupini da trasportare a Riposto con la barca chiamata “Provvidenza”. Ma a causa di un naufragio viene perduto il carico e con esso la vita di Bastianazzo, il figlio di Padron ‘Ntoni. Da qui in avanti la vita della famiglia Malavoglia verrà scombinata.

È un romanzo appassionante, che fa sì che il lettore venga coinvolto nelle vicende dei personaggi.

Caterina Colaci

7 dicembre 2009

I MALAVOGLIA, di Giovanni Verga

Filed under: Morena Amparore — artistico Buniva @ 20:23
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La storia di questo romanzo è ambientata in Sicilia, ad Aci Trezza, negli anni ottanta del diciannovesimo secolo. In questo piccolo paesino vive la famiglia Malavoglia, sin dalle origini. Si tratta di una famiglia di pescatori, gente umile, legata alle tradizioni e alla propria terra d’origine , ma con il desiderio di migliorare la propria condizione di vita, come d’altronde tutte persone povere del sud; però avranno solo continue disgrazie che li porteranno alla rovina.

In questo libro viene rappresentata la vita di tutti i giorni con l’uso di dialoghi continui, semplici e diretti, accompagnati anche dall’uso di proverbi siciliani, per permettere al lettore di entrare direttamente in quei luoghi, di diventare protagonista e di farsi un idea di come la gente umile passi le giornate, di come soffra e cerchi in ogni modo di migliorare, restando uniti, affrontando insieme i problemi di tutti i giorni come le questioni economiche.

Da tutto ciò si può comprendere che questo romanzo, nonostante non sia recente, racconta comunque la vita com’è ancora tutt’oggi, con i problemi economici e il tentativo di avere un ascesa sociale .

Morena Amparore

14 novembre 2009

MASTRO DON GESUALDO, di Giovanni Verga

Filed under: Morena Amparore — artistico Buniva @ 12:40
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Non sempre la vita è fatta d’oro, a volte bisogna guadagnarselo, come ha dovuto fare Gesualdo che, dopo aver vissuto un difficile periodo, riesce ad ottenere un’ascesa sociale grazie a Bianca.

Mastro don Gesualdo si potrebbe definire un dramma ambientato tra il popolo, la gente della Sicilia.

Lui avrà una marea di ostacoli che gli impediranno il cammino, come la moglie e la figlia (non leggittima, ma del cugino di Bianca). Infatti tra loro ci sarà sempre del conflitto, anche per la questione dei soldi. Infatti molti parenti tenteranno di ricavare qualcosa dal loro patrimonio.

La moglie determinerà la futura vita di Gesualdo, poichè lei lascerà Gesualdo e la figlia e scapperà con il suo amato. Gesualdo quando si ammalerà, dopo la morte della moglie, si trasferirà a Palermo, da sua figlia, dove vivrà in un palazzo aristocratico , fino alla fine dei suoi giorni.

In quest’opera quindi si può vedere la relazione tra nobili e poveri, il fatto di non farsi sottomettere dalla gente comune e di avere un interesse principalmente materiale, come si vede nell’inizio del racconto quando la casa dei Trao va in fiamme e il primo pensero è rivolto al contenuto della casa.

Morena Amparore

10 novembre 2009

I MALAVOGLIA, di Giovanni Verga

Filed under: Elizabeth Rodriguez Altamirano — artistico Buniva @ 10:26
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Giovanni Verga è nato il 2 settembre 1840 e morto il 27 gennaio 1922 per un ictus, a Catania. E’ stato uno scrittore italiano che a 15 anni ha scritto il suo primo romanzo, anche se non fu mai pubblicato. Verga amava più di ogni altra cosa i romanzi storici italiani. Il romanzo I Malavoglia  fu pubblicato a Milano nel 1881 dall’ editore Treves.

I personaggi principali di questo romanzo sono la famiglia Malavoglia, ai quali capita una disgrazia dopo l’altra, con l’accompagnamento di tanti proverbi che arricchiscono e fanno parte della narrazione.

Nella narrazione i protagonisti si ritrovano con una vita abbastanza difficile e per di più con tanti figli da mantenere. La vita che si presenta a queste persone è piena di difficoltà, ma non per questo loro abbandonano la loro gentilezza verso un’altra persona, bensì fra di loro cercano di portarsi avanti anche se in vari modi. “I vicini devono fare come le tegole del tetto, a darsi l‘acqua l‘un l‘altro”

Il luogo in cui si svolge è alle falde dell’Etna quindi vicino a Catania in Sicilia; e il periodo sarebbe intorno all’inizio degli anni ottanta dell’ottocento, perché all’interno del romanzo compare il telegrafo. Riguardo a questo mezzo, accade un fatto molto curioso che ti fa sorridere per l’innocenza o l’ignoranza che i personaggi mostrano al riguardo del telegrafo, perché pensano che mangi la pioggia. Ma a parte questo il telegrafo mi ha fatto pensare che forse i personaggi stanno passando un periodo in cui ci sono moltissime invenzioni, cambiamenti, che rende tutto ciò che è intorno indescrivibile e un po’ febbrile, come lo definisce il libro.

Elizabeth Rodriguez Altamirano

I MALAVOGLIA, di Giovanni Verga

Filed under: Federica Finizio — artistico Buniva @ 10:14
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Lo scrittore vuole rappresentare i desideri che spingono gli uomini a cambiare stato sociale e quindi a migliorare le proprie condizioni di vita.

La storia si svolge in un piccolo paese siciliano. Le disgrazie dei Malavoglia, cominciano con la partenza alle armi dell’unico figlio, che porta alla mancanza di lavoro sulla “Provvidenza”  (unica eredità, una barca).  Ma, a causa di una violenta tempesta, la Provvidenza naufraga. Dopo il rientro del figlio, tocca ad uno dei nipoti immergersi in una esperienza con le armi, che finisce in tragedia poiché muore in una battaglia. Ma le disgrazie dei Malavoglia non sono ancora finite: infatti una nipote, appena venuta a conoscenza di uno scandalo, fugge di casa e finisce col diventare una prostituta. Porta l’intera famiglia in rovina, e mal vista da tutto il paese.  Solamente nel finale viene riscattato l’onore della famiglia ormai distrutta.

Federica Finizio

6 luglio 2009

I MALAVOGLIA, di Giovanni Verga

Filed under: Alice De Bernard — artistico Buniva @ 00:25
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Giovanni Verga è riconosciuto come il più grande dei nostri scrittori veristi. Fa emergere la misera condizione della plebe del sud, che in parte rappresenta la drammatica realtà della vita; in questo caso è legge fondamentale la lotta per la sopravvivenza.Eppure tutto ciò rende i miseri pescatori siciliani molto legati al loro nucleo familiare.

In questo romanzo,viene raccontata la drammatica vicenda della famiglia Malavoglia, che vive in un piccolo paese in Sicilia. Inizialmente questa famiglia non si trova in una condizione di miseria,ma per migliorare comunque le loro condizioni di vita,cercano di arricchirsi, senza successo, poiché disgrazia dopo disgrazia, porta l’intera famiglia in rovina, e non ben vista da tutto il paese. Solamente sul finale viene riscattato l’onore della famiglia ormai distrutta.

Il tipo di narrazione è popolare, in quanto l’autore condivide il modo di comportarsi, la mentalità, il dialetto e persino i luoghi; questo per rendere il lettore coinvolto nella vicenda; infatti è stato molto divertente “partecipare” agli avvenimenti e alle disgrazie, che pagina dopo pagina hanno animato questo romanzo. Il ritmo è quindi abbastanza accelerato e vivace; solo in alcuni punti viene rallentato da  riflessioni e descrizioni.

E’ un romanzo che mi è piaciuto perché il tipo di descrizione ha fatto sì che sentissi il racconto in modo coinvolgente e con entusiasmo.

Alice De Bernard

2 febbraio 2009

MASTRO DON GESUALDO, di Giovanni Verga

Filed under: Susanna Bertolucci — artistico Buniva @ 00:52
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In questo romanzo, come nei Malavoglia, Verga mette in evidenza il disperato bisogno delle persone povere di elevarsi ad un ceto superiore, non solo per migliorare la condizione di vita ma anche perchè sono convinte che diventare ricchi voglia dire essere felici. Infatti la storia parla di un umile muratore, Gesualdo Motta, che vuole elevarsi socialmente perchè crede che la ricchezza sia anche sinonimo di felicità, e che per farlo utilizza tutti i mezzi a sua disposizione; prima diventa un imprenditore, poi un proprietario terriero, e non ancora soddisfatto della sua ricchezza, decide di sposare una donna nobile, per diventare anche lui “nobile”. Ma in poco tempo si accorgerà che la vita che aveva sognato non era poi così rosea. Infatti gli altri nobili lo considereranno solo “un arricchito”, uno che ha fatto i soldi, ma che rimane pur sempre un “manovale”. Quello che più mi ha colpito in questo romanzo è il finale, perchè uno si aspetta che anche se catastrofico ci sia sempre una piccola speranza per migliorare le cose, mentre in questo libro non c’è; anzi nel finale secondo me ci sono  angoscia tristezza e solitudine; è come se l’autore non lasciasse scampo a quest’uomo che troppo tardi si rende conto di come è stata triste la sua vita e che non può più fare nulla per migliorarla. In questo libro secondo me Verga vuole dire che la ricchezza non fa la felicità, che sono due cose molto diverse tra loro, che solo uno superficiale potrebbe equiparare. Ciò nonostante ancora oggi c’è molta gente che crede che la ricchezza sia tutto e venga prima di ogni cosa. Credo che la morale di questa storia faccia riflettere molto, perchè anche se scritta in tempi lontani dai nostri metteva in evidenza, a mio parere, un modo triste e privo di sostanza di concepire la vita, che molte persone hanno ancora ai giorni nostri.

1 febbraio 2009

I MALAVOGLIA, di Giovanni Verga

Filed under: Susanna Bertolucci — artistico Buniva @ 23:35
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I Malavoglia racconta la storia di una famiglia di pescatori siciliana soprannominata appunto Malavoglia, che, nonostante inizialmente sia ben inserita nel contesto sociale, vuole riuscire a migliorare le proprie condizioni di vita, anche se secondo me non ne avevano così bisogno, perchè è meglio vivere felici con il poco che si ha piuttosto che vivere scontenti perchè si vorrebbe avere di più. La cosa che più mi ha colpito in questo romanzo è il linguaggio utilizzato dall’autore che è molto “crudo” e naturale, simile a quello parlato; infatti lascia parlare i suoi personaggi per permettere a chi legge di entrare nella storia. Questo perchè secondo me voleva far vedere come vivevano le famiglie dell’epoca in Sicilia. Inoltre mi ha colpito il modo in cui lui parla della distruzione di questa famiglia che cerca in tutti i modi di uscire dalla miseria per poter entrare a far parte del mondo dei ricchi, e che più cerca di uscirne più, per una serie di sfortunati eventi, ci ricade dentro. Anzi, diventa anche più sfortunata di prima. Un’altra cosa che mi ha colpito è che in questo romanzo non ci sono sentimenti. Ad un certo punto è come se si fosse impotenti davanti al destino: tutto è freddo e reale. Infatti la realtà quotidiana è a mio parere l’elemento base del libro, che, solo alla fine, dopo tutte le disavventure, dà una piccola anzi piccolissima speranza a chi lo legge che le cose possano finalmente migliorare, almeno in parte, anche se, dopo tutte le disavventure, è difficile riuscire a ricostruire una vita normale o meglio  rimettere insieme i cocci di una famiglia ormai distrutta.

La cosa che più mi ha colpito di questo libro è il linguaggio utilizzato dall’autore, che è particolare; secondo me molto “crudo”. Inoltre mi ha colpito il modo in cui lui parla delle vicende di questa famiglia che cerca in tutti i modi di uscire dalla miseria e che secondo me più cerca di uscirne più ci casca dentro come fossero “perseguitati ” dalla sfortuna. Secondo me l’autore ha voluto far vedere come vivevano molte famiglie all’epoca in Sicilia: questo libro è molto reale, ovvero la realtà quotidiana è secondo me l’elemento principale.

Susanna Bertolucci

I MALAVOGLIA, di Giovanni Verga

Filed under: Marta Piccato — artistico Buniva @ 19:01
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Questo romanzo narra la storia della famiglia Malavoglia che, disgrazia dopo disgrazia, va in rovina.
I personaggi principali sono appunto i Malavoglia: padron Ntoni, il figlio Bastianazzo, la moglie e i cinque figli.
La storia è basata tutta su brutte vicende, che arriveranno fino alla fine del libro.
Questo libro è stato carino leggerlo, anche se tutte queste disgrazie mi hanno fatto pensare; in un certo senso mi hanno un pò depresso.
Ho trovato comunque bello lo sforzo di Alessi nel riscattare la casa del nespolo anche se dopo tutto ciò che era successo è stato un pò inutile.
Il libro tutto sommato mi è piaciuto.

Marta Piccato

27 dicembre 2008

I MALAVOGLIA, di Giovanni Verga

Filed under: Vanessa Bonino — artistico Buniva @ 17:59
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La cosa strana che mi è piaciuta in questo racconto è che questa famiglia (soprannominata Malavoglia), da uno stato di pace e serenità crea una tempesta, quasi come se qualcuno o qualcosa porti la sventura  e si avverano una serie di eventi spiacevoli, secondo me anche curiosi, perchè sembra quasi come stare a guardare una telenovela in televisione.
Ho trovato la lettura un po’ difficile, per i termini usati dallo scrittore.

Vanessa Bonino 

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