ROMANZI 2.0

9 febbraio 2014

GITA AL FARO, di Virginia Woolf

Filed under: Elsa Nierop — artistico Buniva @ 22:06
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“Gita al Faro” è stato pubblicato nel 1927; è considerato uno dei più importanti romanzi del Novecento. E’ ambientato nella casa di villeggiatura della famiglia Ramsay, nelle isole Ebridi, sempre piena di amici tra cui la pittrice Lily Briscoe e il botanico William Bankes. L’ autentica protagonista del libro è la signora Ramsey che fin da subito si prende cura della sua famiglia; infatti cerca sempre di far felice suo figlio James  promettendogli una gita al faro. Il signor Ramsay invece si presenta come un uomo egoista ed altruista e al contrario della moglie si rifiuta di portare James al faro per via del maltempo. Il rifiuto scatenerà nel bambino un senso di odio verso il padre e una reazione quasi omicida. Dieci anni dopo verrà fatta la gita al faro ma durante il tempo molte cose sono cambiate.

Grazie alla grande varietà dei personaggi Virginia Woolf è in grado di paragonare i diversi caratteri e pensieri riuscendo a far provare a ogni personaggio due sensazioni diverse contemporaneamente. Dato che il romanzo è scritto in terza persona non sono presenti molti dialoghi. E’ diviso in tre parti per suddividere il tempo in passato, presente e futuro. Inoltre nel romanzo i dieci anni di attesa della gita al faro vengono narrati come se fosse passato un giorno solo; infatti Lily Briscoe finirà il ritratto della signora Ramsey iniziato dieci anni prima mentre il signor Ramsey arriverà al faro, come se volesse rimarcare che il tempo dell’attesa e del ricordo non ha nulla a che fare con i lutti o le sofferenze.

Elsa Nierop

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23 dicembre 2013

GITA AL FARO, di Virginia Woolf

Filed under: Emanuela Brischi — artistico Buniva @ 18:25
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Nel 1927 Virginia Woolf regala al pubblico “Gita al faro” , considerato uno dei più importanti romanzi del Novecento.

Il romanzo è ambientato nella villeggiatura “estiva”  della famiglia Ramsay, alle isole Ebridi. La protagonista è la signora Ramsay, donna premurosa e gentile che cerca di accontentare fin dall’inizio il piccolo James Ramsay, promettendogli una futura gita al faro. Il signor Ramsay, capo famiglia, viene descritto dalla scrittrice come un uomo egocentrico, filosofico e intellettuale; sin dall’inizio ferisce il cuore del piccolo James dicendogli di non poter andare al faro per via del mal tempo, e questo scatena nel bambino una reazione quasi omicida. La gita verrà fatta dieci anni dopo.
Nella residenza ogni estate vengono invitati molti amici tra cui la pittrice Lily Briscoe, il botanico William Bankes ed il vedovo August Carmichael. Con tutti questi personaggi Virginia Woolf riesce a fare un grande confronto dei caratteri e dei pensieri, riuscendo a far provare ad ogni personaggio due sensazioni diverse contemporaneamente; si nota molto bene a metà del libro, durante una cena tra tutti i residenti dell’abitazione.

Il libro è stato scritto in terza persona e quindi non presenta molti dialoghi; è diviso in tre paragrafi che dividono il passato, narrando le storie all’interno della villeggiatura, ed il presente, con il ritorno di alcuni membri della famiglia dopo la guerra.

Emanuela Brischi

22 dicembre 2013

LA SIGNORA DALLOWAY, di Virginia Woolf

Filed under: Alice Gaudenzi — artistico Buniva @ 20:50
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Un giorno di metà giugno del 1923 Clarissa Dalloway, moglie di un deputato conservatore alla Camera dei Lords, esce per comprare dei fiori per la festa che la sera riunirà nella sua casa tutta Londra benestante. Per le strade di Londra passeggia anche Septimus Warren Smith, il secondo protagonista del romanzo. Nulla sembra legare i due, se non la città di Londra. Clarissa ha cinquant’anni, è ricca. Septimus ne ha appena trenta, è povero e traumatizzato dall’esperienza feroce e violenta della guerra, in cui ha perduto non solo l’amico Evans, ma ogni pace. Eppure i due, senza mai incontrarsi, semplicemente sfiorando gli stessi luoghi, comunicano. Con sapienza straordinaria Virginia Woolf  riempe la storia di corrispondenze, riflessioni, emozioni che creano un’opera di grande intensità. Dove un uomo e una donna, sconosciuti l’uno all’altra, sono accomunati dallo stesso amore e terrore della vita: nell’accettazione per Clarissa e nel suicidio (e quindi rifiuto) per Septimus. Nel romanzo i ricordi di Clarissa tornano prepotentemente nel presente e la raggiungono quando Peter Walsh – l’uomo al quale era stata in passato sentimentalmente legata – di ritorno dall’India, decide di farle visita, così come l’amica Sally.
Virginia Woolf presenta tutta la sua società londinese, quella borghese, e quella nobile e reale a cui tende tutta la civiltà, la gente infima, i colti, i belli e i brutti, orrendi e emarginati dalla società. Il romanzo contiene molte similitudini e figure retoriche come se fosse un testo poetico.
Questo romanzo mi ha un po’ annoiata. Presenta troppe riflessioni interiori su persone sconosciute che possono anche non interessare. Lei è una donna snob e egoista: non mi sono piaciuti i suoi atteggiamenti nei confronti della morte di Septimus (che era uno sconosciuto). Tuttavia penso che questo libro possa piacere.

Alice Gaudenzi

19 gennaio 2011

GITA AL FARO, di Virginia Woolf

Filed under: Elizabeth Rodriguez Altamirano — Roberto Ferraris @ 09:36
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Gita al faro è stato scritto da Virginia Woolf ed è stato pubblicato nel 1927.

Sicuramente inizierei a fare la recensione in questo modo, ma questa volta … invece è diverso, poiché mi è parso abbastanza noioso e soprattutto, mi sento in dovere di riferire ( con molta vergogna inscrivibile), che non sono stata capace di seguire il filo del racconto nel capitolo iniziale, ma posso dire in mia discolpa che non per questo ho lasciato stare. Anzi dirò che mi è successo qualcosa di curioso, ossia che continuando a leggere questo romanzo, prima che me ne rendessi conto, mi aveva già catturato!

Riguardo al romanzo posso dire che ha ragione  Vanessa nella sua recensione, perché anche a me è parso che la signora Ramsay non fosse semplicemente un personaggio per adornare la narrazione, ma bensì era una dei pochi che sicuramente ci doveva accompagnare lungo il racconto, e che con la sua presenza, rivelataci nel secondo capitolo, noi come lettori notiamo che qualcosa cambia nell’atmosfera in cui vari personaggi sono travolti, oltre alla prima guerra mondiale che sicuramente ha contribuito allo stato d’animo che gli stessi personaggi ci mostrano.

Elizabeth Rodriguez Altamirano

14 gennaio 2011

LA SIGNORA DALLOWAY, di Virginia Woolf

Filed under: Virginia Giovani — artistico Buniva @ 18:35
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Il libro parla di una donna, Mrs Dalloway, che trascorre una mattinata considerevolmente normale nella città di Londra. L’opera inizia con la presentazione della Signora Dalloway e dei suoi pensieri, che l’accompagnano passo dopo passo. Non si tratta di uno scritto sciolto e facile da leggere, tutt’altro. Ciò che la Woolf qui sta usando è uno stile elaborato e complesso da comprendere.
La storia di per sè non narra né di epopee né di grandi drammi. Si trattano temi comuni, espressi come a qualsiasi persona può venire in mente. Il pensiero si snoda da un argomento a quello successivo per associazioni di pensiero che fa la protagonista. Questo rende particolarmente difficile la lettura.
Il dolore e l’angoscia però si possono avvertire fin da subito. Leggendo l’opera si sente costantemente la fragilità con cui ogni personaggio si muove. La speranza che tutto permanga così com’è, non perché questo sia perfetto ma perché così si è abituati.
L’apparenza e la società sono i veri fautori di questo libro. Come ha scritto la stessa Woolf “siamo tutti in carcere”. Per esempio l’amore di Clarissa Dalloway soffocato per una possibilità di maggior agio, o la guerra che tanto ha fatto finché non ha rovinato la vita a Septhimus. Ogni persona nel libro ci ricorda, in piccola o in gran parte, noi stessi e ci fa pensare alle persone che ci stanno attorno. Per questo il libro mi è piaciuto tanto: la società descritta dalla Wolf è estremamente attuale, anzi atemporale.

Virginia Giovani

9 ottobre 2010

LA SIGNORA DALLOWAY, di Virginia Woolf

Filed under: Sara Romagnoli — artistico Buniva @ 16:28
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La signora Dalloway è un romanzo di lettura veloce. Ho notato che ogni avvenimento è il susseguirsi dell’altro. Non mi ha colpito per niente lo sviluppo delle vicende, pertanto non è stato un romanzo interessante secondo me, poiché non mi ha attirato sapere che una signora di cinquant’anni organizzi party e compri fiori per rendere più bella casa sua. Non mi ha colpito che un veterano tornato dalla guerra  si uccida perché il suo psicologo lo vuole rinchiudere. La signora Dalloway è un interminabile monologo interiore che non finisce mai sulle scelte che ha fatto, che avrebbe voluto fare e che farà.
Secondo me è una mezza pazza perché si dispera per la morte di questo pover uomo che ha visto morire il suo migliore amico e alla fine del libro si conclude con una frase tipo “la vita va avanti”. Meglio che io cambi genere che questo non mi attira per niente; l’ho letto con poca voglia, per questo non lo consiglierei a nessuno.

Sara Romagnoli

11 novembre 2009

GITA AL FARO, di Virginia Woolf

Filed under: Federica Finizio — artistico Buniva @ 23:13
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La scrittrice ci fa capire come passa il tempo nella quotidianità di tutti i giorni e la semplicità che ci circonda. Il volume è diviso in tre, proprio per suddividere il tempo: passato, presente e futuro. Questi tre tempi riesce a contrapporli in modo da non lasciarne qualcuno in sospeso.

Ci si presenta la famiglia Ramsay.  La moglie è il punto forte della famiglia. Quando il padre ha delle debolezze sa di poter contare sull’appoggio della moglie. Nello stesso tempo c’è un odio che percorre la vita quotidiana di questa famiglia: uno dei figli piu piccoli non riesce proprio ad amare il padre e infatti cerca di ucciderlo.

Con degli amici decidono di andare a fare una gita fino al faro. Per il figlio più piccolo è un luogo di sogni.  La gita però non è possibile farla a causa del maltempo e viene rimandata. Peccato che dopo 10 anni la loro dimora vada in rovina e molte persone della famiglia muoiano.

È rimasta in sospeso la gita al farò che incuriosisce i sopravvissuti, i quali affrontano questa esperienza. Nel tragitto i figli si aspettano un comportamento diverso dal padre e invece ritrovano il padre che li riempie di complimenti…

Federica Finizio

10 novembre 2009

GITA AL FARO, di Virginia Woolf

Filed under: Alessia Bauducco — artistico Buniva @ 11:12
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“Una gita al faro”: un romanzo scritto nei dettagli. I sentimenti saltano fuori da ogni riga! Molto particolare in alcuni punti, nonostante ciò non mi è piaciuto molto.

Racconta di una famiglia di otto figli gestiti esclusivamente dalla madre, ai quali lascia molta libertà di espressione. Adora i bambini e la loro semplicità: vorrebbe non crescessero mai per non perdere la fantasia e la serenità. E’ una donna molto altruista: nonostante la famiglia non sia agiata, cerca di aiutare chiunque ne abbia bisogno, anche solo con parole di conforto. Il padre è uno scrittore, che vive in un mondo tutto suo, dal quale ogni tanto esce e torna alla realtà. Più che altro quando si sente perso, ha bisogno di un contatto con la moglie per acquistare sicurezza.

La storia si svolge nel periodo della prima guerra mondiale e descrive molto bene i sentimenti dei vari protagonisti: il desiderio da parte del figlio più piccolo, James, di visitare il faro a seguito di una promessa della madre. La qual cosa riuscirà a fare solo più avanti negli anni.

Un libro di non facile comprensione all’inizio, in quanto vengono descritte una persona dopo l’altra, sia nei pensieri che dal punto di vista fisico, senza capire molto bene i collegamenti fra loro.  Solo andando avanti nel racconto si riesce a dare un senso alla storia.

Alessia Bauducco

GITA AL FARO, di Virginia Woolf

Filed under: Marco Minetto — artistico Buniva @ 10:37
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Il romanzo è diviso in tre parti: la finestra, il tempo che passa e il faro.

In una sera di settembre la famiglia Ramsay, in vacanza in una delle isole Ebridi decide di fare il giorno seguente una gita al faro. L’entusiasmo di James e dei sette fratelli è evidente poichè per lui rappresenta un sogno, una meta e lo incuriosisce con i suoi misteri. Il padre è un uomo egocentrico, autoritario ed egoista, la madre è più giovane di dieci anni, molto bella, nobile nell’animo e nei sentimenti. Purtroppo causa il maltempo la gita viene rimandata, con grande rammarico per il piccolo.

Nella seconda parte, l’Inghilterra  ha combattuto la prima guerra mondiale e la famiglia Ramsay durante i dieci anni trascorsi ha subìto la perdita della madre e di due figli. Il padre, rimasto vedovo, si sente perso e nella parte finale del romanzo decide di tornare nella casa delle vacanze estive ormai in rovina. Con James e Camilla pensano di compiere quella gita al faro, programmata anni prima e mai fatta; durante il percorso in barca molto quieto, si avverte un avvicinamento tra padre e figli.

Vi è nel romanzo la figura di una pittrice, Lily, la quale inizia il ritratto della signora Ramsay nella prima parte del libro ma riuscirà ad ultimarlo solo nell’ultima parte, quasi a terminare qualcosa di incompiuto negli anni, di lasciato in sospeso.

Personalmente ho avuto difficoltà a seguire la trama all’inizio, ma proseguendo la lettura ho capito la bravura nel descrivere il trascorrere del tempo tra la prima e l’ultima parte. Passato, presente e futuro si intrecciano e anche il tempo assume un significato diverso.

Marco Minetto

GITA AL FARO, di Virginia Woolf

Filed under: Sonia Revel — artistico Buniva @ 09:56
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“Gita al faro” di Virginia Woolf o “Al faro” come viene anche spesso tradotto, è uno dei romanzi più celebri della scrittrice britannica. Pubblicato per la prima volta nel 1927, questo testo è diviso in tre parti, di cui la prima e la terza sono collegate. Il romanzo incomincia con la gita della famiglia Ramsay sull’isola di Skye, alla quale si sono uniti vari amici e colleghi tra cui una pittrice. Da qui si susseguono molteplici vicende. Vi è poi la parte intermedia del romanzo, in cui si vede l’Inghilterra  coinvolta nella Prima Guerra Mondiale. In questo capitolo l’autrice ci rende partecipi della perdita di due dei protagonisti del libro: la signora Ramsay e il signor Andrew, morto combattendo in guerra. Infine il romanzo si conclude con il ritorno all’isola del signor Ramsay accompagnato dai due figli, James e Camilla,  intenzionati a fare la tanto bramata gita al faro.

L’abilità dell’autrice è rendere immediata la sensazione di famigliarità con i personaggi; questo talento si può notare già nel primo capitolo, nel modo con cui presenta e racconta i personaggi e i loro sentimenti.

Sonia Revel

6 settembre 2009

GITA AL FARO, di Virgina Woolf

Filed under: Nadina Grahic — artistico Buniva @ 17:30
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“Una gita al faro”: un sogno di un bambino che però si relizzerà solo dopo 10 anni, quando il desiderio che è soddisfatto oramai ha perso di importanza….

Si, perché solo dopo la perdita, il lutto della madre, la signora Ramsay, il padre mr. Ramsay, un intellettuale ed egoista, dopo le diverse frustrazioni che questa famiglia subisce, dopo dieci anni, decide di andare al faro, così, senza un perché, senza niente.

E’ così che la scrittrice Virginia Woolf realizza questo suo romanzo: un libro corto, con soli tre capitoli con una storiella che all’inizio si fa fatica a capire, ma nonostante ciò interessante. Una lettura piacevole,ma che, allo stesso tempo, ti fa perdere in mezzo a tutte quelle parole, a volte anche ripetitive!

Nadina Grahic

15 aprile 2009

GITA AL FARO, di Virginia Woolf

Filed under: Giacomo Poet — artistico Buniva @ 22:49
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“Gita al faro”, uno dei romanzi più famosi della scrittrice britannica, è tradotto anche spesso come “Al faro”.
E’ un romanzo molto strano, senza una particolare trama, ma mi pare quasi di più un esperimento scrittorico, venuto molto bene.

La prosa è suddivisa in tre parti, la prima e la terza sono collegate dalla intermedia che è il periodo della prima guerra mondiale.
Nella prima parte l’autrice descrive con profondi e lunghi monologhi interiori i diversi personaggi della scena.
La famiglia Ramsay ha una casa di vacanza, ed ha invitato diverse persone a trascorrere le vacanze da loro. Già in questa prima parte si parla di questo faro, a cui i figli dei Ramsay vorrebbero andare, per una gita.
Non si effettuerà questa uscita per volere del padre, che vieta la cosa per il brutto tempo.

Ma la trama è secondaria in quest’opera, tanto importanti sono i punti di vista dei personaggi. La parte più concreta e attraente sono proprio i pensieri e la soggettività degli stessi personaggi.

Nella seconda parte del romanzo vi è una fase in cui la Woolf racconta durante il periodo della guerra le vicende che sono capitate ai vari personaggi della prima parte del racconto, creando una sensazione di scorrere del tempo.

Infine la terza parte racconta il ritorno della famiglia Ramsay, a parte la signora Ramsay, che durante il periodo della guerra perde la vita.
I due figli e il padre progettano di nuovo la gita al faro, che per un poco non viene di nuovo annullata. Ma alla fine partono, e riescono finalmente ad andare al faro.

Giacomo Poet

18 gennaio 2009

GITA AL FARO, di Virginia Woolf

Filed under: Vanessa Bonino — artistico Buniva @ 17:10
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Virginia Woolf in questo libro, secondo me vuole far notare come una donna così possa essere essenziale per le persone che gli stanno vicino e che devono ancora conoscerla.

Alla presenza della signora Ramsay tutti erano tranquilli e rassicurati. Mi è parso che fosse il punto di riferimento per tutti, soprattutto per suo marito, il signor Ramsay, il quale sentendosi a volte depresso, cercava subito conforto da sua moglie, tanto che  a lei vedendo il marito così, dispiaceva di sentirsi anche solo per un momento migliore di lui.Quello che mi è piaciuto dei due è il loro rapporto, ovvero si capivano con degli sguardi; mi ha fatto capire che si conoscevano veramente bene.

Avevano otto figli, tra cui Giacomo, uno dei più piccoli, che provava un odio verso il padre perchè lo considerava il solito maschio egoista, che chiede compassione alla moglie per poi subito dopo ritornare al solito ritmo della vita. Questo odio viene alimentato fino ai suoi sedici anni, a tal punto da volerlo uccidere.

Passavano gli anni e, dopo la morte della signora Ramsay, tutto sembrava statico; l’unica cosa che continuava il proprio corso era la natura con le sue stagioni. Così pensava Lily (l’amica della signora Ramsay) mentre guardava i gradini deserti non più occupati dalla sua amica, tanto da avere una visione…

Vanessa Bonino

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