ROMANZI 2.0

18 gennaio 2010

FRANKENSTEIN, di Mary Shelley.

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La storia descrive il tentativo di un uomo, Victor Frankenstein, di scoprire il segreto della vita attraverso la scienza. Questa sua curiosità per le scienze a la biologia nasce da un trauma molto profondo a cui è stato sottoposto da piccolo e che lo ha portato a maturare un sogno accarezzato da tutti: ricreare artificialmente la vita.

Da Ginevra, sua città natale, parte dunque per la Germania, dove entrerà in contatto con due professori che lo aiuteranno molto nei suoi studi. In seguito, si recherà durante le notti nei cimiteri, dai quali ricaverà il materiale necessario per la sua grande opera. Ma quando la creatura “viene al mondo”, non è esattamente come lo studioso se lo aspettava: l’essere è storpio, brutto e, soprattutto, dotato di una forza sovrumana, che sfrutta per fuggire dal “padre” Victor. Quest’ultimo, in seguito, tornerà a casa, dove però, troverà ad aspettarlo la creatura, che lo ha seguito ed ha ucciso suo fratello. Dopo vari eventi, tra cui il tentativo di creare una compagna per il mostro, andato oltretutto male, Victor tenta di eliminare suo “figlio”, senza alcun risultato. Il mostro morirà in seguito suicida al Polo Nord, tormentato per tutti gli omicidi commessi.

Nel romanzo sono descritti desideri e paure che l’uomo si porta dentro all’animo sin dalla storia più antica: il sogno di poter tornare in vita e il desiderio della lunga vita, accostati però dal terrore che i morti possano tornare, in qualche modo, a tormentare il vivo, senza che questi possa difendersi dalla forza sovrumana degli altri. La Shelley, inoltre, affronta il discorso della morte ed il fatto che, per comprendere la vita, è molto importante comprendere il processo lento ma inesorabile della morte stessa.

L’opera per molto tempo fu attribuita al marito della Shelley a causa, forse, della somiglianza dello stile della donna con il coniuge, ma non solo: all’epoca, era impensabile che una donna potesse essere scrittrice: per questo Mary, in qualche modo, approfittò del nome del marito per pubblicare il suo romanzo.

Questo libro è molto interessante, non solo per ciò che viene enunciato nell’opera (riflessione sulla vita e sulla morte), ma anche perchè è una tappa importante, soprattutto per quanto riguarda il futuro delle donne, nel campo letterario: non sono più costrette ad utilizzare pseudonimi per riuscire a pubblicare i loro romanzi, ma possono tranquillamente inviarli mettendo il loro nome.

Arianna Collino

CUORE DI TENEBRA, di Joseph Conrad

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Il romanzo comincia con un’incontro di vecchi amici e marinai su di un battello sul Tamigi, in Inghilerra. Mentre chiacchierano tra di loro Marlow, protagonista del libro, comincia a raccontare di una sua esperienza di lavoro che lo ha portato sino in Africa, alla ricerca del suo datore di lavoro Kurtz che, a quanto pare, è sparito nell’entroterra africano qualche tempo prima e di cui non si hanno più notizie. Dopo un lungo viaggio, che lo porterà a conoscere a fondo il volto oscuro dell’Africa più nascosta, ritrova Kurtz. Nel frattempo, Kurtz è divenuto una specie di divinità di un gruppo di africani che, per questo, non vogliono lasciarlo andare via. Dal canto suo, l’uomo, non ha alcuna voglia di tornare al mondo civilizzato, perchè è oramai assuefatto al potere della sua nuova condizione. Dopo faticosi tentativi, Marlow riesce a “sradicare” l’uomo dal suo trono ma, nonostante tutto, non riuscirà a riportarlo in Inghilerra, perchè Kurtz morirà durante il viaggio di ritorno a causa di una malattia che già da lungo tempo lo logora.

La narrazione è tutta in prima persona. Colpisce molto la capacità di Conrad nel descrivere non solo l’ambiente selvaggio della giungla africana, ma anche la disperazione degli indigeni, il loro dolore, causato soprattutto dalle malattie devastanti portate dai bianchi nelle loro terre.

Lo scrittore è stato in grado di raccontare in modo così dettagliato non solo lo stile di vita del marinaio, ma anche il commercio e la brutalità dell’uomo verso un suo stesso simile, grazie al fatto che lui stesso ha avuto la possibilità di vivere quelle esperienze nel corso della sua vita.

Secondo il mio punto di vista, questo è un romanzo molto bello: fa riflettere meglio su quanto l’uomo sia malvagio verso i suoi simili: “homo homini lupus”, l’uomo è lupo per l’altro uomo.

Arianna Collino

6 settembre 2009

LA LUNA E FALO’, di Cesare Pavese.

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Anguilla è un uomo quarantenne che, poco dopo la liberazione dell’Italia dal fascismo, torna emigrante dall’America a rivisitare i luoghi che lo hanno visto crescere.

Qui incontra il suo vecchio amico d’infanzia Nuto, con il quale si mette a ricordare quel periodo, tra ricordi tristi e felici, come quelli dei suoi genitori adottivi, il Padrino e Virgilia, che lo avevano trovato ai piedi del Duomo di Alba e che quindi lo avevano adottato (probabilmente anche solo per la possibilità di percepire la mesata), amato e cresciuto come se fosse loro. Purtroppo, Virgilia viene a mancare e il piccolo Anguilla si trasferisce nel casale della Mora, dove vivono sor Matteo e le sue tre figlie: Irene, Silvia e Santa (quest’ultima la più bella). Stando nel casale, viene in contatto con un mondo benestante che lo affascina da subito e di cui vuole fare parte.

Stranamente, nonostante il grande attaccamento alla sua seconda casa, non è quello il luogo in cui torna per primo, bensì torna alla cascina del Padrino, dove fa la conoscenza dei suoi nuovi propreietari: Valino e suo figlio Cinto, insieme alla nonna e alla zia. Da subito fa amicizia con il ragazzo che, a dirla tutta, gli ricorda un po’ la sua infanzia e vuole diventare per lui l’amico che era stato Nuto in passato nei suoi confronti. Questo legame è tanto forte che quando Valino uccide la nonna e la zia, da fuoco al cascinale e si suicida, il piccolo Cinto va da Anguilla e, insieme a Nuto, lo tranquillizzano. Anguilla non adotterà il piccolo, bensì lo lascerà alle cure di Nuto, promettendogli però, che sarebbe andato a prenderlo per portarlo con sè quando sarebbe stato più grande.

Nuto è anche a conoscenza del destino delle tre sorelle che in passato avevano ospitato Anguilla: Irene e Silvia, come tanti altri , erano morte: la prima dopo essere stata costretta ad un matrimonio infelice ed essere stata mangiata dal tifo, mentre l’altra dopo aver abortito segretamente. Per Santa il destino aveva deciso diversamente: tanto bella era stata in passato che in guerra divenne subito la spia prima dei tedeschi e dopo dei partigiani, e a causa di questo venne giustiziata, ancora in giovane età.

Il racconto è ambientato nel dopoguerra, subito dopo la Liberazione, nelle langhe piemontesi. L’intera narrazione è un susseguirsi di ricordi nostalgici e fatti presenti, che rendono la narrazione poco dettagliata. C’è l’importante tematica della ricerca del proprio posto nel mondo, della propria casa, che in un orfano che non ha mai conosciuto i suio veri genitori è molto importante; ma forte è anche l’importanza di avere delle “radici”, che diano significato alla vita: infatti il protagonista torna di sua spontanea volontà al suo paese, spinto dalla nostalgia di casa e dai ricordi perchè in fondo, anche se quello non era il luogo in cui stava la sua famiglia di sangue, era lì che il suo cuore batteva.

Arianna Collino

2 settembre 2009

IL GIARDINO DEI FINZI-CONTINI, di Giorgio Bassani.

Filed under: Arianna Collino — artistico Buniva @ 22:46
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Il libro comincia da una gita che il protagonista fa a Cerveteri, vicino a Roma, in una necopoli etrusca, nel 1957. Lì gli ritorna in mente la tomba di famiglia dei Finzi-Contini, famiglia che aveva conosciuto e frequentato prima della seconda guerra mondiale.

Le lancette dell’orologio tornano indietro di molti anni e ci ritroviamo nel 1929, a Ferrara, quando il narratore-protagonista era ancora un bambino di dieci/dodici anni. In questo perido incontra la giovane Micòl Finzi-Contini, di soli due anni più giovane, nella sinagoga dove la famiglia di lei aveva una panca dedicata, e se ne innamora perdutamente. Ma a causa della differenza di levatura sociale delle loro famiglie, non si potevano frequentare molto: Micòl, con il fratello Alberto, frequentano una prestigiosa scuola privata, mente il protagonista frequenta la scuola pubblica.

Passa del tempo, e siamo nel 1938. Il fascismo dà la caccia agli ebrei, e a causa di questo, il protagonista e tutti gli ebrei della sua scuola, vengono cacciati dal club di tennis. Fortunatamente, i Finzi-Contini aprono i cancelli della loro casa per permettere agli ebrei di continuarte a giocare. Il giovane rivede Micòl, che intanto si è fatta una giovane molto bella e una sera, che sono insieme in una carrozza, lui prova ad esprimerle i suoi sentimenti, ma non ci riesce. Lei parte per Venezia, dove dovrà dare la sua tesi di laurea. Nel frattempo il protagonista fa amicizia con Giampiero Melnate, comunista convinto, con cui si intrattiene in discussioni di politica. Simpatizza molto anche con il capofamiglia Ermanno, padre di Micòl, che gli apre addirittura la grande biblioteca di famiglia, per permettegli di scrivere la sua tesi di laurea sulla letteratura.

Micòl torna per Pasqua e, appena la vede, il protagonista prova ad esprimerle i suoi sentimenti, ma lei lo respinge, sostenendo che lo vedeva solo come amico. Dopo un lungo travaglio interiore, il protagonista dimentica la giovane e decide di risanare il rapporto, ben più solido, con il padre a la sua famiglia.

Il racconto termina con il ricordo della Seconda Guerra Mondiale, e della fine che i suoi amici fecero: Alberto morì di una malattia incurabile, Giampiero venne arruolato per andare a combattere in Russia e di lui non si seppe più nulla, mentre per il resto della famiglia Finzi-Contini vi fu solo il lager nazista.

Il narratore non dà molte notizie di sè, neppure il nome. L’intero racconto è basato sul ricordo, pertanto la descizione dei personaggi e dei luoghi non è approfondita e dettagliata. Ha un sapore nostalgico e struggente, perchè è tutta incentrata sull’amore perduto e mai realizzato del protagonista. Affronta anche le tematiche della vita degli ebrei in quel periodo difficile, in cui un futuro felice era ridotto ad una flebile speranza, e l’unica certezza erano il presente e il passato.

Arianna Collino

31 agosto 2009

LE AVVENTURE DI HUCLEBERRY FINN, di Mark Twain.

Filed under: Arianna Collino — artistico Buniva @ 12:05
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Questo romanzo è il seguito di “Le avventure di Tom Sawyer”, dello stesso scrittore.

Il protagonista della storia è Huckleberry Finn, amico di Tom, e che ha dei problemi in famiglia: il padre è un alcolizzato che lo ha abbandonato a se stesso, sino a quando non viene a sapere che il figlio è entrato in possesso di un’ingente somma di denaro, scoperto in una caverna dal ragazzo al termine di una precedente avventura con Tom. Nel frattempo il giovane, non avendo alcun tutore, viene affidato alle cure di una vedova e della sorella zitella di quest’ultima. Una sera il padre lo viene a cercare e lo minaccia per avere i soldi, poi lo rapisce. Il ragazzo per sfuggirgli mette in atto un piano ingegnoso, che lo porterà ad un periodo di continue fughe insieme a Jim, uno schiavo nero che lavorava dalla vedova, fuggito perchè stava per essere venduto. Le loro vicissitudini proseguono fino a quando tutto non si sistema per il meglio.

Questo racconto è per Twain un passaggio da un protagonista bambino (Tom, nel precedente libro), che pensa solo al gioco e ad avventure fantastiche, ad un tipo di personaggio maturo, che nonostante la giovane età, deve vedersela con il mondo degli adulti.

Questo libro mi è piaciuto perchè affronta la delicata situazione dei bambini costretti a crescere troppo inf retta a causa di genitori assenti o degeneri.

Arianna Collino

14 marzo 2009

MADAME BOVARY, di Gustave Flaubert

Filed under: Arianna Collino — artistico Buniva @ 23:30
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La vicenda si Svolge a Rouen, in Normandia, nella provincia settentrionale della Francia. La collocazione storica è tra l’ottobre del 1827 e l’estate del 1846. Charles Bovary è un medico di campagna che durante una visita di lavoro alla casa dei Rouault, vede la figlia del proprietario e se ne innamora. La ragazza altri non è che la futura Emma Bovary e protagonista del racconto. Cresciuta dalle suore e leggendo romanze, si era fatta un’idea piuttosto romantica dell’amore per cui è entusiasta di sposarsi. Sogna infatti di cambiare vita, di poter arricchirsi, così da potersi permettere tutto quello che aveva solo sognato nella fattoria di famiglia. Purtroppo, dopo poco, si accorge che la sua nuova vita non è tutta rose e fiori come credeva. Charles non è così benestante come credeva e, paragonato ad altri uomini, ai suoi occhi più interessanti e più benestanti, diventa noioso e comune. A peggiorare la situazione ci pensa anche l’arrivo di una bambina, che lei interpreta come un brutto segno, visto che all’epoca era fondamentale avere un figlio maschio per ragioni di passaggio di eredità. Questi sono i motivi principali che la porteranno a spendere moltissimi soldi per abiti, indebitandola fino al collo, e a gettarsi tra le braccia di altri uomini che, sì l’ameranno, ma che nel momento del bisogno l’abbandoneranno. Morirà tra mille sofferenze, ma senza confessare nulla al marito, nè dei debiti, nè degli amanti. Il pover uomo scoprirà tutto più tardi e, per la disperazione e il dolore arriverà alla morte poco dopo, lasciando la figlia in balia degli eventi successivi. 

Interessante è lo studio che Flaubert compie sulla vita vera dell’epoca e sulla psicologia, in modo particolare per quanto riguarda il personaggio di Emma, che è rappresentata da vari punti di vista. Molto dettagliate sono anche le varie descrizioni degli ambienti e delle situazioni in cui si trova la donna.

Arianna Collino

IL GIORNO DELLA CIVETTA, di Leonardo Sciascia.

Filed under: Arianna Collino — artistico Buniva @ 19:25
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Il romanzo parla di uno scontro tra la mafia e la polizia siciliana, nel periodo poco dopo la guerra. La storia inizia con l’omicidio di un uomo, e prosegue con le indagini del capitano Bellodi, che sostiene l’esistenza effettiva della mafia in Sicilia e che, di conseguenza, attribuisce l’omicidio a una delle due cosche mafiose presenti. Viene però accusato di “vedere la mafia in tutti gli angoli”, e per questo non viene preso molto sul serio.
I siciliani di questo periodo sanno della presenza di una forza potente, nascosta ma presente, accanto alla Repubblica appena fondata sulle ceneri del Fascismo. Molte personaggi influenti sanno ma non parlano e, anzi, la favoriscono.

Alla fine delle indagini, i presunti colpevoli dell’omicidio vengono arrestati e Bellodi, che era a capo delle indagini, viene rimandato a Parma, sua terra d’origine. Chiaramente la vera colpevole, la mafia, non viene menzionata e tutto finisce lì. Rimane solo l’amarezza del capitano che vista la situazione, decide di lasciare perdere la sua lotta alla mafia.

La narrazione è piuttosto scorrevole e i dialoghi sono scritti nello stesso modo del parlare tipico siciliano, con tutti i particolari soprannomi tipici della regione. 

Arianna Collino

17 febbraio 2009

L’EDUCAZIONE SENTIMENTALE, di Gustave Flaubert

Filed under: Arianna Collino — artistico Buniva @ 23:39
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Il racconto è ambientato nella Francia del 1840. Lo scrittore, attraverso il libro, affronta il delicato mondo dei sentimenti e della sessualità.
Il protagonista, Frédéric Moreau, è un giovane diciottene che un giorno, sul battello che lo riporta a casa, incontra la signora Arnoux, donna molto bella, ma sposata. Due parole e tra i due è colpo di fulmine, destinato però a finire presto. In seguito coltiverà altre relazioni, tutte appasionate ma senza un reale coinvolgimento che rimane solo carnale. L’unica donna che lo abbia amato in modo sincero, ha però finito per sposare il suo migliore amico.
La storia è, a mio avviso, molto triste, perchè racconta della continua ricerca dell’uomo di affetti, anche solo occasionali, che lo illudono e lo fanno soffrire. Questa, mi sento di dire, assomiglia molto alla vita della falena che, attratta dalla luce, finisce con il perdere il meglio della vita, morendo bruciata dalla sua stessa passione.
A voi la lettura del libro e le vostre impressioni.

Arianna Collino

2 febbraio 2009

LA CASA IN COLLINA, di Cesare Pavese

Filed under: Arianna Collino — artistico Buniva @ 01:07
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Il libro è ambientato nelle Langhe, nel periodo della seconda guerra mondiale. Il protagonista è Corrado, insegante di scienze, che vive con due donne in una casa in collina.

Nel libro si raccontano le vicissitudini di Corrado. Si comincia con un protagonista nostalgico, che passeggia molto per la collina, cercando tutto ciò che da piccolo lo affascinava, cercando di tenersi il più lontano possibile dalla guerra, e si termina con un Corrado più maturo, più interessato alla politica e al prossimo, e quindi più sensibile verso quella che era la quotidianità delle persone dell’epoca, che divenne anche sua.

Arianna Collino

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