ROMANZI 2.0

31 maggio 2009

IL LUPO DELLA STEPPA, di Hermann Hesse

Filed under: Alberto Periquet — artistico Buniva @ 14:16
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Harry Haller è il protagonista del racconto: un intellettuale cinquantenne che, prima della sua scomparsa, lascia un manoscritto in cui esprime il disagio per la sua duplice natura: l’umanità, che si manifesta con la nobiltà di pensiero, con l’amore per l’arte e la musica, e la bestialità, che invece si esplicita nell’odio per la superficialità e vacuità del mondo borghese. Da un lato vorrebbe abbandonarsi al mondo, dall’altra vorrebbe starne lontano.

A causa di questo difficile carattere, per questa sua consapevolezza di avere una “natura duplice”, per questa perenne lotta tra istinto e ragione, la sua vita non è facile. Il suo isolamento, la sua sofferenza lo rendono un uomo incapace di godere della propria vita e questo lo porta a pensare anche al suicidio. Ma in una trattoria conosce la seducente Erminia, che lo converte ai piaceri della vita trascurati sino a quel momento e a recuperare il tempo perduto. Il “teatro magico” in cui si svolge la fine del racconto vede Harry Haller uccidere la propria donna con una pugnalata al cuore proprio quando crede di aver recuperato la capacità di vivere e amare. Per questo delitto viene condannato alla vita eterna e costretto ad essere deriso dai grandi del passato che lo invitano ad imparare a cogliere il lato umoristico della vita, a imparare a ridere, anche di se stesso, piuttosto che dare eccessivo peso ai sentimenti, di qualunque natura essi siano.

Ho trovato questo romanzo affascinante e credo che il tema principale che vuole evidenziare l’autore Hesse sia l’isolamento del protagonista e l’incapacità di integrazione nella società. Ma ci sono dei momenti in cui quel mondo esterno lo attrae, lo incuriosisce. Ed ecco allora che la lotta tra i suoi due “io” riaffiora e sconvolge con lo scontro tra giusto e sbagliato. In questo terribile stato Haller non è nemmeno in grado di prendere decisioni risolute e definitive come il suicidio a cui comunque si avvicina. Ne è semplicemente annientato. Ho notato anche un’altro tema importante che è la doppia natura umana. In un unico corpo, infatti, coesistono l’essenza “umana”, che fa si che l’uomo si relazioni e costruisca rapporti sociali, e l’essenza “lupina”, che al contrario porta all’isolamento, alla chiusura in se stesso. 

Alberto Periquet

25 aprile 2009

IL GRANDE GATSBY, di Francis Scott Fitzgerald

Filed under: Alberto Periquet — artistico Buniva @ 21:57
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E’ ambientato a New York e a Long Island nell’estate del 1922 e racconta di un periodo in cui predominano contraddizioni, vittimismo e tragicità. Il giovane Nick Carraway, vicino di casa del ricchissimo Gatsby, è il narratore di questa storia e rappresenta un mondo, conformista e moralista, opposto a quello di Gatsby.

James Gatz, questo è il vero nome del protagonista, lascia la povera famiglia in cui è cresciuto molto presto, per svolgere attività economiche che lo fanno poi arrivare a conquistare un buon posto nella società e diventare così Jay Gatsby. Si innamora poi della giovane e ricca Daisy Fay, quando ancora non aveva raggiunto il successo, e vive assieme a lei un periodo felice. Quando parte però per le armi in Europa, l’ereditiera Daisy sposa un ricco finanziere di Chicago, Tom Buchanan.
Il mondo artificiale e snob di Daisy, fatto solo di orchestre, di feste e di danze non poteva di certo attendere il ritorno di Gatsby.
Dal momento in cui apprende la notizia del matrimonio, Gatsby, agirà all’unico scopo di riconquistare la sua Daisy. Così quando si trasferisce nel West Egg all’estremità di una baia di East Egg, nella sua sfavillante villa tra alcol e bagni al mare, tutta New York partecipa alle sue feste. Qui tutti gli invitati, oltre che a divertirsi e sbronzarsi, spettegolano sul modo in cui Gatsby si è arricchito e sulla sua vera identità. Ad una festa viene inviato anche il suo vicino di casa Nick con il quale instaura un’amicizia non disinteressata. Nick era infatti il cugino di Daisy, la donna che Gatsby non si da pace di riconquistare, e gli chiede perciò di organizzare un incontro.

La conclusione della storia è tragica. Gatsby è schiavo del passato, ma al contrario dell’altra gente ha una capacità unica di amare. Daisy è il vero personaggio negativo della storia, più ancora dell’infame e subdolo marito. Incantata dai modi gentili e premurosi di Gatsby e dal sentimento che la legava a lui in passato, la donna diventa la sua amante, sottolineando gli atti vergognosi dell’alta società. Per Daisy il coraggio di rischiare e cambiare tutto per i sentimenti provati in passato non è conveniente, preferisce continuare a recitare il suo ruolo con il marito che non ama e far diventare sua figlia “una bella ragazza scema” come lei, in modo da fargli raggiungere il successo. Nemmeno l’omicidio riesce a macchiare la coscienza di Daisy, svanita insieme alla dignità molto tempo prima.

Ho trovato questo libro molto triste e anche molto vicino a noi. Ci fa vedere il confronto fra questi due mondi caratterizzati da una parte da ricchi cinici ed estremamente egoisti come Daisy e Tom nell’East Egg, e dall’altra i nuovi ricchi speranzosi di ottenere ciò che non hanno mai avuto. Due mondi così distanti ma allo stesso tempo così vicini che vengono divisi dal mare e che non avranno mai un vero punto di incontro.

Alberto Periquet

15 aprile 2009

SIDDHARTA, di Hermann Hesse

Filed under: Alberto Periquet — artistico Buniva @ 21:46
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Hesse narra la vita di un giovane ragazzo indiano chiamato Siddharta, figlio di un ricco bramino, che parte per un lungo viaggio alla ricerca di se stesso. Siddharta aveva seguito sin dall’infanzia gli insegnamenti di suo padre; era studioso e rappresentava l’orgoglio dei suoi genitori; era ammirato da tutti in particolare dal suo amico Govinda, poi suo iniziale compagno di viaggio. Nonostante ciò non trovava la sua felicità e non era fiero di sè. Perciò abbandonò la casa dei genitori e decise di andare a vivere con un gruppo di pensatori, i Samana. Dopo questa lunga esperienza i due partirono nuovamente per andare a vedere il Buddha Gotama, e Govinda decise di unirsi a questa setta. Siddharta, ancora non soddisfatto, continuò il suo viaggio pensando che fino a quel momento tutto ciò che lui aveva cercato era sempre stato alla sua portata ma lui non era stato in grado di coglierlo. Cominciò a capire che tutto ciò di cui aveva bisogno era conoscere se stesso e imparare dal proprio io. Così, con questa sua consapevolezza, partì per una nuova città dove conobbe Kamala, dalla quale decise di apprendere l’amore. Qui imparò a lavorare, arricchirsi e spendere. Dopo diversi anni trascorsi con Kamala, Siddharta capì che stava facendo una vita che non avrebbe voluto e scappò. Lasciò però sola Kamala che aspettava un bambino. Siddharta intanto era lacerato dai rimorsi che lo fecero pensare al suicidio. Ma il caso lo fece reincontrare con il suo vecchio amico Govinda che inizialmente non lo riconobbe. Siddharta riacquistata nuova fiducia decise di cercare una nuova strada da percorrere. si fermò sulle sponde del fiume, dove cercò di togliersi la vita, presso l’anziano barcaiolo Vasudeva che gli insegnò moltissimo. Qui incontrò di nuovo Kamala in viaggio alla ricerca del Buddha, in compagnia di suo figlio. Kamala morì poi a causa del morso di un serpente e lasciò il piccolo alle cure del padre. Il giovane era molto ribelle e al contario del padre non gli interessava apprendere e lavorare. Dopo alcuni anni suo figlio decise di andarsene e Siddharta non potè far altro che lasciarlo andare. Comprese così la sofferenza che aveva inflitto ai suoi.

Qui si conclude il libro con un nuovo incontro tra Govinda e Siddharta ormai anziani che si raccontano le loro esperienze e tutto ciò che hanno imparato.
Questo è un libro molto profondo e significativo che, attraverso il lungo viaggio di un giovane ragazzo riesce a rispondere a molte domande; è adatto a chi cerca uno stimolo per vivere pienamente e per chi vuole trovare se stesso.

Alberto Periquet

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