ROMANZI 2.0

22 dicembre 2014

A CIASCUNO IL SUO, di Leonardo Sciascia

Filed under: Francesca Ribet — artistico Buniva @ 02:21
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Il titolo del romanzo descrive perfettamente ciò che l’autore vuole trasmettere ai lettori, ovvero che ognuno deve occuparsi dei propri problemi e non deve intromettersi nei fatti altrui. Questo è sottolineato soprattutto nell’ultima frase del libro: «Laurana era un cretino». Infatti, il protagonista, il professor Laurana che, dopo la morte di Manno, ha continuato a indagare trascurando i pericoli della mafia che lo circondava, è stato ucciso per aver scoperto le verità nascoste dietro l’omicidio. È chiaro dunque che il personaggio principale vive nell’ingenuità, non apre gli occhi sulla realtà con cui convive, abitando in Sicilia, e soprattutto non rispetta il proverbio che viene riportato nel romanzo: “Regola: il morto è morto, diamo aiuto al vivo”.
Quindi il professor Laurana non è il classico protagonista da ammirare e stimare, ma al contrario un personaggio con un comportamento da evitare, soprattutto se ci si trova nelle situazioni descritte dal libro. Questa è stata la caratteristica del romanzo che più ho apprezzato, ritenendola molto originale e diversa dal solito. Fino alla fine mi sono immedesimata nel protagonista, tenendogli le parti e sperando in un finale diverso, in suo favore, e solo dopo la conclusione del romanzo mi sono resa conto della sua ingenuità.
Inoltre, il romanzo mi ha aperto gli occhi su ciò che accadeva e tutt’ora accade nella Sicilia mafiosa, tema principale dell’intero libro.

Francesca Ribet

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9 febbraio 2014

CIME TEMPESTOSE, di Emily Brontë

Filed under: Francesca Ribet — artistico Buniva @ 22:28
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Ho trovato questo romanzo molto particolare, soprattutto per quanto riguarda la narrazione. Infatti trovo strana la scelta di attribuire la voce narrante a personaggi quasi del tutto estranei alla vicenda. Inizialmente la storia viene narrata dal signor Lockwood, personaggio completamente al di fuori dei fatti, ma irresistibilmente interessato all’ascolto della storia, tanto da dedicare il suo tempo a prestare attenzione al racconto della governante Nelly. Essa diventa così la voce narrante del romanzo per quasi tutta la sua durata, descrivendolo come un flash-back. Tutto il libro ruota attorno a due temi principali: l’amore e la vendetta. Soprattutto l’amore tra Heathcliff e Catherine, che sfortunatamente non potrà mai essere soddisfatto, se non per pochi istanti che precedono la morte di Catherine. Causa di questo amore sono però i numerosi atti di vendetta compiuti dai due: Catherine lo fa incoscientemente, mentre Heathcliff consapevolmente. Heathcliff è dunque un personaggio egoista e malvagio, che gode nel rovinare la vita altrui solo per soddisfare esigenze personali. Quindi, diversamente da altri romanzi, che pongono come protagonisti personaggi nei quali chiunque vorrebbe immedesimarsi, questo libro vuole mostrarci come non ci si bisogna comportare attraverso protagonisti bruti e sleali. E a rafforzare questa morale è la continua infelicità dei protagonisti; dunque vendicarsi e godere delle disgrazie degli altri non porta alcuna felicità duratura.

Francesca Ribet

5 gennaio 2014

LE AVVENTURE DI HUCKLEBERRY FINN, di Mark Twain

Filed under: Francesca Ribet — artistico Buniva @ 21:52
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Questo romanzo è la continuazione del primo libro di Mark Twain intitolato “Le avventure di Tom Sawyer”. Nonostante ciò, si comprende facilmente la trama della narrazione pur non avendo letto il primo. Il libro è scritto in prima persona, raccontato dal protagonista, facendo diventare il romanzo una sorta di diario al quale il ragazzo racconta le sue avventure. A rafforzare l’idea del diario sono i numerosi errori formali e grammaticali che si riscontrano durante la lettura, soprattutto nel gestire i tempi verbali, nonchè il lessico tipico di un ragazzino di 12-13 anni, privo di termini complessi. Questo però non influenza negativamente la lettura, anzi, permette al lettore di immedesimarsi maggiormente nel protagonista e, dunque, di vedere il mondo dal punto di vista di un ragazzo. Compaiono raramente descrizioni dettagliate, sia per quanto riguarda l’ambientazione, sia per i personaggi, che al massimo riempiono due o tre righe. Il romanzo, infatti, racconta le azioni del protagonista, proprio com’è d’abitudine nei ragazzini quando si cimentano nel raccontare le loro avventure. Questa caratteristica rende il libro più incalzante, e la voglia di continuare la lettura diventa sempre più forte andando avanti con i capitoli.

Sono rimasta colpita dall’intelligenza e dall’astuzia del protagonista: testardo, convinto delle proprie azioni, ma allo stesso tempo generoso e sensibile. Huck non ha affatto un’infanzia felice, e nonostante ciò non ha nessuna intenzione di arrendersi. Dall’inizio alla fine del romanzo non esita neanche un istante per tornare indietro, ma, al contrario, mette in gioco addirittura la sua stessa vita pur di riuscire a raggiungere i suoi obbiettivi. È dunque un esempio per tutti, adulti e bambini.

Il romanzo tratta temi che sicuramente suscitano numerose riflessioni, come il razzismo e la compravendita di gente di colore: persone guardate dall’alto in basso dalla società americana di quegli anni (periodo precedente all’abolizione della schiavitù). In questo, il protagonista si distingue dalla massa, aiutando e diventando amico di Jim, uno schiavo domestico di colore.
Un altro tema presente nel libro è il maltrattamento dei minori. Spesso, il povero Huck è picchiato e bastonato dal padre, ma nessuno mai cerca di difendere il ragazzo e di mettere fine ai maltrattamenti. Ciò significa che anche questo era, purtroppo, molto diffuso. Fortunatamente, il romanzo presenta anche temi positivi, che rispecchiano soprattutto le caratteristiche del protagonista, come l’audacia, la generosità, il rispetto del prossimo e l’amicizia.

Francesca Ribet

26 dicembre 2013

IL GRANDE GATSBY, di Francis Scott Fitzgerald

Filed under: Francesca Ribet — artistico Buniva @ 16:57
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Ho trovato la lettura di questo romanzo molto scorrevole nonostante la presenza di intrecci tra presente e passato. Infatti, l’inizio della storia rimane nascosto per i primi capitoli e verrà svelato attraverso una confidenza che il protagonista farà al narratore, sulla quale quest’ultimo rifletterà molte volte.

Credo che la scelta dell’autore di scrivere il romanzo dal punto di vista di Nick, un personaggio esterno alla storia del protagonista Jay Gatsby, sia un po’ insolita. Nonostante ciò Fitzgerald è riuscito a descrivere dettagliatamente ogni avvenimento della storia, facendomi vivere le esperienze di Gatsby guardandolo dall’esterno e non immedesimandomi in lui, come accade normalmente. Inoltre, gli occhi di Nick non vedono le emozioni e i pensieri di Gatsby, quindi ogni considerazione, ogni commento e ogni giudizio sul protagonista sono esclusivamente pareri personali del narratore e spetta a chiunque legga il romanzo scegliere se pensarla come Nick o avere altre opinioni.

Anche se a primo impatto il romanzo sembra portare avanti il tema dell’amore, in realtà il tema principale è la solitudine. In particolare la solitudine del protagonista, che trascorre tutta la vita cercando di sconfiggerla, ma che sfortunatamente gli rimarrà sempre accanto, fino alla morte. Questo è accentuato soprattutto alla fine, quando l’autore descrive il funerale di Gatsby: senza alcun fiore e con poche, pochissime persone intorno alla tomba. Anche se si è costantemente circondati da persone, è difficile sentirsi in compagnia. Questo è ciò che accade a Gatsby. C’era sempre moltissima gente alle numerose feste organizzate nella sua lussuosa dimora, ma nessuno lo conosceva davvero.

Questo libro non ha affatto rispettato le mie aspettative, sorprendendomi e facendomi apprezzare maggiormente la lettura, che consiglio a chi sta cercando un romanzo diverso dagli standard.

Francesca Ribet

2 novembre 2013

ORGOGLIO E PREGIUDIZIO, di Jane Austen

Filed under: Francesca Ribet — artistico Buniva @ 10:50
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Ho apprezzato molto questo romanzo, pur avendolo trovato inizialmente noioso. Ciò che mi ha colpita particolarmente sono le nette somiglianze tra i tempi in cui è stato scritto il romanzo (1813) e i tempi odierni. Infatti, non fosse per le abitudini particolarmente raffinate della gente dell’epoca narrate nel testo, sia per quanto riguarda il modo di esprimersi sia per gli atteggiamenti, il romanzo potrebbe apparire attuale. Questo libro in qualche modo smentisce la convinzione che, essendo trascorsi ben 200 anni, la gente sia cambiata. Mi sono appassionata alla lettura poiché mi sono ritrovata coinvolta nella narrazione. Infattiil libro parla di delusioni, di persone false e soprattutto di amore, con cui gli adolescenti devono convivere ogni giorno, sia nel 1813 sia oggi.
Come possiamo dedurre dal titolo, anche se il romanzo parla di diverse storie d’amore, i temi principali sono proprio l’orgoglio e il pregiudizio. In particolare, l’orgoglio di Mr Darcy, che inizialmente appare pieno di se, freddo e sgarbato e il pregiudizio di Elizabeth su di lui, che nasce all’inizio del romanzo e continua per quasi tutta la durata. Jane Austen però ci insegna che le persone, sebbene lentamente e difficilmente, possono cambiare, ed è ciò che accade a Elizabeth e Mr Darcy. Tra di loro, infatti, l’odio piano piano si trasforma in amore.
Questo è solo uno dei messaggi del romanzo: ce ne sono molti altri, come il fatto di non fidarsi delle persone che non si conoscono bene, per non ritrovarsi nella situazione di Lydia; cogliere al volo certe opportunità, guardare il carattere delle persone senza fermarsi al loro aspetto fisico, o affrontare le situazioni difficili con determinazione.

La lettura è stata scorrevole e incalzante, nonostante il lessico sia leggermente diverso da quello contemporaneo.
Consiglio questo romanzo soprattutto a chi piacciono storie intriganti e romantiche

Francesca Ribet

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