ROMANZI 2.0

22 dicembre 2014

IL GRANDE GATSBY, di Francis Scott Fitzgerald

Filed under: Pasquale Campisano — artistico Buniva @ 01:50
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Premetto che il libro è molto scorrevole da leggere anche se il tutto è racchiuso forse  in troppe poche pagine, nonostante questo però consiglio vivamente la lettura di questo capolavoro.
Una delle cose che mi ha colpito in maggior modo è la capacità descrittiva dell’autore, che permette al lettore di immaginare, creare e pian piano focalizzare le scene che prendono forma da quella nube biancastra formatasi dal fumo di quell’eccessivo tabagismo che caratterizzava i primi del ‘900 e dallo smisurato utilizzo della cipria che scivolava sulle vellutate pelli femminili, il tutto accompagnato dalle esuberanti note del jazz che rendevano l’ambiente colmo di frenesia, accompagnate da quel pizzico di malinconia, ereditato dalle sue origini.
Il personaggio principale del romanzo è Jay Gatsby: un passato affascinante e oscuro,  una posa composta, sorrisi rassicuranti e linguaggio ricercato, che terminava sempre con quella sua tipica espressione forzata “vecchio mio”. In realtà Gatsby è molto più di questo, come scopriremo insieme al narratore Nick Carraway, l’unico a cui è stato permesso di vedere cosa era celato dietro la maschera di Gatsby: quella solitudine che lo aveva accompagnato dall’ultimo incontro con quella giovane ragazzina borghese.
Gatsby aveva da subito stuzzicato la curiosità di Nick proprio per quel suo modo di essere diverso dalla società piatta che lo circondava, sin dalla sua prima apparizione nell’ora del crepuscolo, perso in quella astratta speranza che prendeva connotati materiali con la luce verde dall’altro capo della baia, complementare al colore della passione di un amore ormai passato che da prima aveva dato vita al sogno. Ora insieme creano quella tonalità scura e spenta, ormai rassegnata, nel cuore di Gatsby. Solo negli ultimi respiri, in quell’ultimo istante, dopo aver capito che quel suo unico sogno non gli era mai appartenuto, Gatsby inizia a guardare il mondo con occhi realistici, osservando qualcosa che non era più familiare: una realtà cupa e grottesca così reale che non poteva che essere surreale, per quest’uomo che aveva saputo innalzarsi fino a sfiorare con un palmo il cielo.

Pasquale Campisano

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