ROMANZI 2.0

26 dicembre 2013

FRANKENSTEIN, di Mary Shelley

Filed under: Gabriel Paquola — artistico Buniva @ 18:36
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Sebbene scritto con uno stile impeccabile (a volte anche troppo) e leggero, con una trama che è meritatamente entrata nell’immaginario collettivo, resta carente in alcuni punti che a volte lo rendono noioso, quasi la scrittrice fosse poco esperta.
La trama non è da horror, ma quasi, mentre la scrittura è quasi da cantico delle creature. Sembra sempre che debba descrivere la più luminosa delle manifestazioni divine, caratteristica che all’inizio, quando racconta dell’infanzia meravigliosa e spensierata del protagonista, risulta utile, ma diventa inadatta quando si tratta di descrivere le “immani sofferenze” a cui si trova destinato o le fattezze del mostro. Però riesce comunque a farle intuire, con le sue capacità descrittive.
I dialoghi non sono realistici: qui non si tratta di un racconto mitologico in cui i personaggi assumono delle caratteristiche ideali, né una lettera formale a una qualche autorità. Nessuno per quanto virtuoso e istruito rincuorerebbe un suo amico dicendo “Chiunque l’abbia visto radioso e felice, nella sua bellezza di fanciullo, non può non piangere la sua perdita così immatura…” nemmeno 200 anni fa. I personaggi parlano tutti come scrive l’autore, quindi mancano di personalità. Il racconto del mostro poi rappresenta un impresa ardua: quella di entrare nella sua psicologia e  di raccontarla come lui avrebbe potuto raccontarla; questo avrebbe potuto dare una svolta decisamente avvincente al romanzo, ma non è riuscita: ciò la rende la parte forse più noiosa.
Oltre a presentare le caratteristiche sopracitate la storia dimostra l’intreccio e lo sviluppo di una lista della spesa, soprattutto all’inizio. Si perde in particolari inutili che dovrebbero descrivere i primi approcci della creatura al mondo esterno ma lo fa per lo più in maniera schematica a volte con inutili giri di parole. Per quale motivo dovrebbe dire “Mi ritrovai con i piedi gelati dalla fredda umida sostanza che copriva il terreno” quando possiede un vocabolario forse più esteso del mio!?

Leggendo il libro, il mostro l’ho immaginato in maniera totalmente diversa da come viene solitamente rappresentato.

Gabriel Paquola

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