Ammetto che all’inizio il romanzo non mi è piaciuto molto, anzi era molto noioso; sopratutto Mara appare come una ragazzina immatura e incosciente,…ma come può essere una ragazzina di sedici anni? Quando incontra Bube è ancora una bambina, per lei tutto appare come un magnifico spettacolo da guardare con gli occhi di una bambina piena di curiosità: l’arrivo degli americani, i partigiani. Così finisce col fidanzarsi con Bube; quel ragazzo un pò impacciato rappresenta per lei un nuovo gioco, e decide di stare con lui solo per il gusto di far invidia alle amiche o per vantarsi delle nuove scarpe col tacco che lui le ha regalato. Bube invece la ama davvero; il suo atteggiamento freddo e distaccato si spiega nella prematura perdita del padre, nell”appartenenza ai partigiani e nella partecipazione alla resistenza dove gli viene attribuito il nome di “Vendicatore”, appellativo che lo segnerà per tutta la vita. Così quando lui è costretto a scappare in Francia, dopo l’uccisione del figlio del commissario di San Donato, lei si ritrova sola con tutti i suoi sogni infranti. Non è più la ragazzina di prima, è cresciuta: non le interessano più i pettegolezzi con le amiche e non le interessa più niente di quello che succede intorno a lei. Diventa apatica, vuole andarsene da quel paesino dove non trova più il suo posto; trova lavoro come domestica in una famiglia di Poggibonsi, qui incontra Stefano con il quale inizia a frequentarsi. Le uscite con Stefano rappresentano per Mara un luogo per astrarsi dalla realtà: con lui può essere felice senza pensare ai problemi che l’assillano. Quando però rivede Bube, questa volta in carcere, capisce che la sua storia con Stefano non può continuare, capisce di essere legata a Bube per tutta la vita: lei è la sua unica salvezza, l’unica persona che gli dà la forza di reagire; è consapevole in quel momento che le sofferenze e le delusioni subite l’hanno resa una donna. Comprende di non essere più Mara, la ragazzetta che pensava all’amore come a un gioco, ma “La ragazza di Bube”.
“E’ cattiva la gente che non ha mai provato dolore, perchè quando si prova il dolore, non si può più volere male a nessuno.”
Maria Dragotto