ROMANZI 2.0

18 giugno 2011

UNO, NESSUNO E CENTOMILA, di Luigi Pirandello

Filed under: Marta Piccato — artisticobuniva @ 22:29
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Non essere per gli altri la persona che si è per se stessi, è ormai un dato di fatto per tutti. Vitangelo Moscarda lo scopre nel momento in cui la moglie, con ingenuità, gli descrive un piccolo difetto fisico che fino ad allora Vitangelo non aveva mai pensato di avere. Da questo momento per Vitangelo inizierà un percorso interiore che lo porterà a vivere nella pazzia.

Mille dubbi e mille domande da questo momento riempiranno la testa di Vitangelo e del lettore: una crisi esistenziale che rispecchierà il titolo “Uno, nessuno e centomila”.

Vitangelo passerà dal sentirsi unico per tutti, al sentirsi una nullità per il mondo ed infine a sentirsi centomila, un Vitangelo diverso per ogni persona con cui interagisce.

Pirandello tocca temi molto in voga anche oggi: la superficialità e l’importanza dell’ immagine, il conflitto tra essere e apparire, l’uniformarsi ad una società. Personalmente “Uno, nessuno e centomila” ha smosso in me un conflitto di pensieri e idee; l’ho trovato molto carino e di facile lettura ed ho apprezzato come ha scatenato tutta la vicenda interiore del protagonista.

Marta Piccato

LOLITA, di Vladimir Nabokov

Filed under: Susanna Garis — artisticobuniva @ 22:25
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E’ un romanzo inizialmente noioso, che narra di un uomo, un professore di nome Humbert che si innamora di una dodicenne, Lolita. E’ un amore proibito verso questa “ninfetta”, infatti ad un certo punto il professore è costretto a spacciarsi per padre per iscrivere la “figlia” ad una scuola rigorosamente femminile. Successivamente entrerà in scena un nuovo personaggio che sconvolgerà definitivamente la vita di entrambi.

Il libro man mano diventa sempre più intrigante ed emozionante. Ma nonostante cio non mi ha appassionato troppo.

Susanna Garis

LA LUNA E I FALO’, di Cesare Pavese

Filed under: Sonia Revel — artisticobuniva @ 22:23
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Il ritorno al paese d’origine, la memoria dell’infanzia e la verifica del presente nella certezza del mutamento della vita contemporanea rispetto a quella passata sono gli elementi principali che vengono trattati nel romanzo.

”La luna e i falò”, che precede di poco il suicidio dell’autore, è ambientato principalmente nel paesino delle Langhe, Santo Stefano Belbo dove Anguilla, uomo ormai maturo emigrato per un periodo in America, ritorna laddove da bambino era stato allevato. Al suo rimpatrio, tutto gli pare mutato, tranne il paesaggio e Nuto, un vecchio amico con il quale, durante  lunghi colloqui, il protagonista ripercorre il suo passato. Nella sua mente infatti tornano le immagini di un tempo, i primi amori, le prime esperienze della vita adulta, il ricordo delle notti di San Giovanni illuminate dai falò appiccati dai contadini per far festa. Al presente nuovi falò accompagnano le notti della campagna: non più fuochi accesi dai contadini, ma incendi provocati dall’ira e dalla disperazione.

Il linguaggio da Pavese utilizzato è un linguaggio popolare e scorrevole ma che al tempo stesso è determinante: non mira, infatti, a descrivere ambienti o lo svolgersi dei fatti storicamente avvenuti, ma procede in uno scavo nella memoria, cercando di trasmettere le sensazioni che aveva il protagonista di fronte alla quotidianità arretrata.

Sonia Revel

IL GIARDINO DEI FINZI-CONTINI, di Giorgio Bassani

Filed under: Virginia Giovani — artisticobuniva @ 22:15
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Bassani racconta nel suo libro le vicende dei Finzi-Contini. La famiglia è ebrea e siamo nella prima parte del Novecento, quindi è deducibile lo sfondo sociale che ha l’opera. Di fatto però non è la spasmodica violenza fascista il punto focale del libro. Il perno di tutto, quindi ciò che ha permesso di far diventare questo testo uno dei più rilevanti testi di letteratura del Novecento italiano, lo si può riscontrare nel tipo di libro che ha creato Bassani.

Il punto di vista è quello dell’autore-fanciullo che interagisce con la ricca famiglia ebrea del luogo. Nel parlare c’è una sorta di distacco simile a quello che si attua usando un narratore in terza persona.
Tutta la vicenda viene raccontata con imparzialità dallo scrittore che non  giudica, negativamente o positivamente, i ragazzini con cui fa amicizia. Il romanzo è dunque un’annotazione dettagliata di tutto ciò che accade ad Alberto e Micol, in special modo
quest’ultima.

Non è corretto dire che la storia viene descritta, bensì osservata. Tutte le azioni sono raccontate fedelmente dal narratore in ossequioso rispetto. Tale processo è causato dal sentimento d’amore che prova il protagonista verso Micol, pulsione che diventa sempre più come una tacita forma di fedeltà verso la sua musa-fonte di stimoli. I vari temi della vita sono quindi raccontati e discussi ma tutti in maniera molto anticonformista e sempre inclini ad una certa forma di critica della nostra società odierna.

Virginia Giovani 

16 marzo 2011

LA RAGAZZA DI BUBE, di Carlo Cassola

Filed under: Maria Dragotto — artisticobuniva @ 10:06
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Ammetto che all’inizio il romanzo non mi è piaciuto molto, anzi era molto noioso;  sopratutto  Mara appare come una ragazzina immatura e incosciente,…ma come può essere una ragazzina di sedici anni? Quando incontra Bube è ancora una bambina, per lei tutto appare come un magnifico spettacolo da guardare con gli occhi di una bambina piena di curiosità: l’arrivo degli americani, i partigiani. Così finisce col fidanzarsi con Bube; quel ragazzo un pò impacciato rappresenta per lei un nuovo gioco, e decide di stare con lui solo per il gusto di far invidia alle amiche o per vantarsi delle nuove scarpe col tacco che lui le ha regalato. Bube invece la ama davvero; il suo atteggiamento freddo e distaccato si spiega nella prematura perdita del padre, nell”appartenenza ai partigiani e nella partecipazione alla resistenza dove gli viene attribuito il nome  di “Vendicatore”, appellativo che lo segnerà per tutta la vita. Così quando lui è costretto a scappare in Francia, dopo l’uccisione del figlio del commissario di San Donato, lei si ritrova sola con tutti i suoi sogni infranti. Non è più la ragazzina di prima, è cresciuta: non le interessano più i pettegolezzi con le amiche e non le interessa più niente di quello che succede intorno a lei. Diventa apatica, vuole andarsene da quel paesino dove non trova più il suo posto; trova lavoro come domestica in una famiglia di Poggibonsi, qui incontra Stefano con il quale inizia a frequentarsi. Le uscite con Stefano rappresentano per Mara un luogo per astrarsi dalla realtà: con lui può essere felice senza pensare ai problemi che l’assillano. Quando però rivede Bube, questa volta in carcere, capisce che la sua storia con Stefano non può continuare, capisce di essere legata a Bube per tutta la vita: lei è la sua unica salvezza, l’unica persona che gli dà la forza di reagire; è consapevole in quel momento che le sofferenze e le delusioni subite l’hanno resa una donna. Comprende di non essere più Mara, la ragazzetta che pensava all’amore come a un gioco, ma “La ragazza di Bube”.

“E’  cattiva la gente che non ha mai provato dolore, perchè quando si prova il dolore, non si può più volere male a nessuno.”

Maria Dragotto

LOLITA, di Vladimir Nabokov

Filed under: Nadina Grahic — artisticobuniva @ 09:56
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Lolita è una piccola bambina che irrompe nella vita di questo particolare uomo, un uomo che viene affascinato da questa piccola creatura, che non riesce più a staccarsi da lei, non riesce più a vivere senza di lei! Un amore quello del professore che va al di la dei confini, un amore ossessivo….Una storia che all’inizio non affascina più di tanto, ma poi ecco il BUM! Quello stile artificioso, pieno di particolari e dettagli, minuzioso nella descrizione che a volte ti fa perdere il filo del racconto, che però ti cattura, non ti lascia più, ti fa rimanere li incollato a continuare a leggere. Una scrittura piena di magia e una storia travolgente, particolare, unica, che anche alla fine ti fa rimanere con quell’unico dubbio…

Nadina Grahic

IL GRANDE GATSBY, di Francis Scott Fitzgerald

Filed under: Nadina Grahic — artisticobuniva @ 09:54
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Ma chi è veramente Gatsby??? Per tutta la narrazione questo personaggio viene avvolto da un alone di mistero.

Una figura quella di Gasby ricca di tragicità, una persona che per tutta la vita rimane attaccata ai propri sogni e incapace a vivere il presente, diversamente da tutti gli altri personaggi; un uomo solitario che nasconde questa sua caratteristica cercando di circondarsi di persone anche di sconosciuti.

Una scrittura, quella Francis Scott Fitzgerald, scorrevole, uno stile pulito, chiaro e d’impatto, non artificioso, particolare; un libro scorrevole.

Nadina Grahic

IL PIACERE, di Gabriele D’Annunzio

Filed under: Morena Amparore — artisticobuniva @ 09:50
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Il romanzo tratta di un dramma amoroso. Di una folle passione tra  tre personaggi principali: Andrea Sperelli, Elena Muti (amante) e Maria Ferrer (moglie). Un dramma che divide Sperelli tra le  due donne all’interno di una Roma umbertina, tra eros, moda e snobbismo.

Il protagonista  è un personaggio con molte comunanze con l’autore: i gusti letterali e quelli artistici. Inoltre  è un ricercatore del piacere, della gioia di un attimo, tipico della vita da esteta,come quella di D’Annunzio . Lui vive in una società piena di corruzione, raffinatezza e piaceri momentanei.  Andrea prova piacere dalla “donna oggetto”, dalla continua ricerca dell’eros. Elena infatti costituisce un’unione tra l’interesse estetico e  quello erotico.

Andrea, quindi, vive in una realtà ricercata, goduta, lontano dalla vita reale, che lo porta ad avere gioie e, allo stesso tempo, dolori.

D’Annunzio analizza questo personaggio nell’aspetto psicologico, denunciando i comportamenti di Sperelli ed inoltre si nota questa comunanza di elementi che uniscono Sperelli a D’Annunzio, quasi come se l’autore volesse  auto-lesionasi per gli errori da lui stesso compiuti e compiere  un viaggio interiore alla ricerca di se stesso.

Morena Amparore

L’AMANTE DI LADY CHATTERLEY, di D. H. Lawrence

Filed under: Enrica Perrot — artisticobuniva @ 09:46
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“L’Amante di Lady Chatterley” è un romanzo scritto da David H. Lawrence nel 1928. Il romanzo narra la storia di Constance, “Connie”, una donna dolce e sensibile, sposata in virtù di un matrimonio combinato dal padre con l’aristocratico Sir Clifford, un uomo molto raffinato e intelligente, rimasto paralizzato durante il primo conflitto mondiale. Nella coppia si instaura un profondo legame intellettuale e affettivo, che porterà la donna ad occuparsi in modo sincero ed esclusivo del marito e della sua condizione, mettendo in secondo piano se stessa. Nonostante la forte intesa, nella coppia non ci fu mai un fisico e intimo contatto. Proprio per questa ragione quando Connie incontrò Mellors, il guardiacaccia della tenuta, un uomo semplice dai modi bonari e istintivi, con un corpo magro e agile tipico di un lavoratore, instaurò con lui una travagliata relazione improntata su di un amore fisico e carnale, in contrapposizione al suo ordinario rapporto coniugale. Il loro amore porterà la coppia a combattere contro barriere sociali pur di continuare ad inseguire la loro passione.

Il romanzo è caratterizzato da una continua introspezione psicologica degli stati d’animo dei personaggi, e l’autore analizza soprattutto le riflessioni e il punto di vista della protagonista. Lawrence tratta in particolar modo il tema della sessualità attribuendo ad essa un ruolo necessario per la vita umana; la protagonista, infatti, sente l’impulso naturale di perseguire e scoprire questa nuova esperienza. L’autore conferisce alla sessualità scopi e finalità che vanno oltre l’ambito riproduttivo e che perciò si slegano radicalmente dai codici morali del tempo. L’erotismo nel romanzo è trattato come un fattore spirituale, ma soprattutto come fattore di crescita psicologica individuale, in cui ogni singolo può realmente conoscere se stesso venendo a contatto con la parte più incontaminata, istintiva, e non corrotta dell’animo umano. L’autore inoltre propone un nuovo ruolo ante litteram della donna nella società, ponendo al centro della vicenda la sessualità femminile, argomento al tempo celato e sottoposto a scarsa o nulla attenzione. Secondo il mio parere l’autore non è però riuscito a rappresentare a pieno il pensiero femminile, infatti, molto spesso emerge con evidenza la presenza del punto di vista maschile dell’autore; la sensibilità della donna, le riflessioni personali appaiono, così, di stampo maschile. Il romanzo vuole trasmettere l’importanza della sessualità nella vita umana come esperienza di formazione e crescita, indispensabile per condurre una vita completa. L’importanza del lavoro di Lawrence sta sicuramente nell’aver dato valore e trattato argomenti, quello legato alla condizione femminile e quello legato alla sessualità, al tempo marginali.

Enrica Perrot

IL GIORNO DELLA CIVETTA, di Leonardo Sciascia

Filed under: Federica Finizio — artisticobuniva @ 09:42
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Parlano, parlano, parlano… e cosa risolvono? Niente!

Tutta la storia si svolge in Sicilia intorno al problema della mafia. Il protagonista principale, dopo aver avuto problemi con la legge, fa una tragica fine. Tutto viene tenuto all’oscuro, nessuno vede e nessuno sente. Bisogna cercare di ricostruire i fatti cercando di capire cos’è successo. Tra indagini e situazioni molto vaghe, Bellodi (il maresciallo) trova difficoltà nella collaborazione del paese siciliano, sostenendo e giustificando che si tratta di omicidio mafioso.

Come si sa la mafia è una questione quotidiana. E’ presente nelle persone che rappresentano il nostro paese. Di conseguenza si tratta di un caso comune a tutti noi. Dobbiamo ribellarci finché tutto ciò non avrà fine.  La gente teme il peggio, per loro è meglio tacere che finire la vita per una parola detta in discolpa.

Federica Finizio

IL RITRATTO DI DORIAN GRAY, di Oscar Wilde

Filed under: anonimo — artisticobuniva @ 09:40
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Questo romanzo tratta la storia di un giovane bellissimo ragazzo, Dorian. Un suo amico pittore gli fa dono  una tela con il ritratto. Dorian resta abbagliato dalla sua stessa bellezza. Vorrebbe restare per sempre bello e giovane, al pieno delle forze, ma il tempo, si sa, non è illimitato. Si invecchia, com’è giusto che sia!

Dorian non vuole invecchiare e si da alla bella vita, sprecando il tempo alla ricerca dell’eterna bellezza. Ma mentre lui resta giovane, il quadro invecchia  e assorbe tutte le cattiverie e gli atti impuri commessi nella vita reale di Dorian.

Dorian finirà con l’impazzire, terminando la sua vita  in una tragico “suicidio”.

Questo romanzo fa intravedere il problema psicologico dell’uomo che vuol essere eternamente bello e giovane, senza invecchiare. Inoltre il romanzo è molto legato alla situazione sociale in cui vive Dorian: una società dove l’aspetto esteriore ha un valore elevato. Il tutto viene legato all’arte, all’opera creata seguendo i canoni della “bellezza perfetta”, unita, allo stesso tempo, ad un  arte “falsa”, cioè creata senza seguire le leggi della vita.

SE UNA NOTTE D’INVERNO UN VIAGGIATORE, di Italo Calvino

Filed under: Samiana Gorni — artisticobuniva @ 09:36
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All’inizio quando si apre il libro, esso ci parla. Ci dice di prendere la posizione più comoda, regolare la luce e a poco a poco  si crea un personaggio che siamo noi, ma non siamo noi: Il Lettore. Quando in realtà pensavamo che il libro ci parlasse, esso in realtà parlava a questo personaggio che è il protagonista della storia.

Questo libro ad ogni pagina diventa sempre più fitto e complicato: è un romanzo che racchiude più storie con altri romanzi; parte con un incontro tra il Lettore e la Lettrice che hanno lo stesso problema con il libro che stavano leggendo, che si supponeva fosse ‘Se una notte d’inverno un viaggiatore’. Il filo “romantico” è ciò che apre e chiude l’avventura del nostro protagonista con la Lettrice, di nome Ludmilla, ma non è tutto un romanzo rosa. Difatti include anche una parte di mistero, dove diventerà un detective alla ricerca dei libri.

Il Lettore all’inizio voleva leggere lo scritto di Calvino, ma tra una vicissitudine e l’altra comincia a leggere varie tipologie di romanzi che non hanno nulla a che fare con il primo. I libri che il nostro protagonista legge, sempre che essi siano i veri titoli dei romanzi, sono: Se una notte d’inverno un viaggiatore, Fuori dall’abitato di Malbork, Sporgendosi dalla costa scoscesa, Senza temere il vento e la vertigine, Guarda in basso dove l’ombra s’addensa, In una rete di linee che s’allacciano, In una rete di linee che s’intrecciano, Sul tappeto di foglie illuminato dalla luna, Intorno a una fossa vuota e Quale storia attende laggiù la fine?
Ciascuno di essi affronta una tipologia narrativa diversa che in ordine sono: il romanzo della nebbia, dell’esperienza corposa, simbolico-interpretativo, politico-esistenziale, cinico-brutale, dell’angoscia, logico-geometrico, della perversione, tellurico-primordiale e infine il romanzo apocalittico.
Ognuno di questi “romanzi nel romanzo” viene separato da capitoli in cui il Lettore va alla ricerca del romanzo successivo, oppure, in un capitolo, esso rappresenta i pensieri di Silas Flannery, che nel libro è uno degli scrittori, ma probabilmente incarna Calvino stesso. Ci ritroviamo di fronte ad un vero e proprio miscuglio di pensieri, un aggrovigliarsi di storie e un guazzabuglio di tipologie narrative. Ti lascia solo con una punta amara in bocca: come finiranno i romanzi iniziati e mai terminati?

La prima edizione di questo romanzo fu pubblicata nel 1979; come per altri suoi altri scritti, ne parlò numerose volte nelle sue varie interviste.

Samiana Gorni

LE CITTÀ INVISIBILI, di Italo Calvino

Filed under: Margherita Scorzelli — artisticobuniva @ 09:26
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Il protagonista è Marco Polo che, alla corte di Kublai Khan, fornisce attraverso delle lettere, le descrizioni accurate di città dove lui è stato in viaggio. L’imperatore viene trascinato in quei mondi meravigliosi e si crea una sorta di comunicazione tra questi due personaggi.

Le città rappresentano simbolicamente argomenti come l’amore, la morte, il rapporto con la tecnologia, ma anche come le città possano essere un riflesso delle nostre paure o desideri.

Leggendo questo libro mi ha colpito in particolar modo la città TAMARA “…dove invece delle scritte sono le figure ad informare sull’uso dei luoghi…” Questa città è densa di segni, insegne, immagini, riproduzioni che servono a indicare altro. L’eccesso di segni oscura l’essenza delle cose e ci impedisce di vedere ciò che conta realmente. Ed è proprio vero ormai la nostra vita è caratterizzata da segni, che invece di farci vedere l’essenza delle cose o delle persone ci fa vedere solo la parte esteriore, ormai la mia generazione non va oltre all’apparenza è se una cosa che è brutta fuori noi diamo per scontato che è brutta all’interno.

Margherita Scorzelli

LE CITTA’ INVISIBILI, di Italo Calvino

Filed under: Sara Romagnoli — artisticobuniva @ 09:23
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Il romanzo ha uno spazio e un tempo molto vaghi; Calvino ci porta in un fantastico oriente dove possiamo trovare cenni di modernità e a volte anche descrizioni di megalopoli contemporanee.

La cosa più importante in questo libro è l’essenza delle città, di come si presentano al visitatore: sono città invisibili perché sono una raccolta immaginaria del famoso Marco Polo e dei suoi viaggi raccontati all’imperatore Kublai Kan. Tutte le città hanno nomi di donna e si dividono nella loro descrizione in undici gruppi da cinque. Il desiderio, i segni, gli scambi, i morti: tutte argomentazioni per descrivere le varie città. Naturalmente Calvino descrive in modo decisamente originale il rapporto fra città e uomini. Ogni descrizione può sembrare la rappresentazione di una città realmente esistita, ma sono città invisibili, nessuna esiste davvero. Si rispecchiano nelle città moderne grazie anche alle riflessioni in corsivo di Marco Polo e Kublai Kan che intervallano le piccole descrizioni.
A mio parere un grande capolavoro.

Sara Romagnoli

20 gennaio 2011

IL FU MATTIA PASCAL, di Luigi Pirandello

Filed under: Margherita Scorzelli — artisticobuniva @ 01:38
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Racconta la storia di Mattia Pascal che, intrappolato in difficili rapporti familiari, preoccupato dai litigi di famiglia e dai debiti, si vede prospettare un giorno la possibilità di fingersi morto, quando nelle acque di un vecchio mulino viene ritrovato il cadavere di un suicida, cui viene attribuita frettolosamente la sua identità.

Prendendo l’identità fittizia di Adriano Meis, sembra assaporare l’eccitazione della nuova libertà, riuscendo a mantenersi con una cospicua vincita al casinò di Montecarlo, ma quando, solo e annoiato dai viaggi, si innamora di Adriana, scopre che fare il morto non è una bella professione. Decide quindi di farla finita anche con la nuova identità, simulando il suicidio di Adriano Meis nelle acque del Tevere. Non gli rimane che tornare nel paese d’origine, scoprendo però che nessuno lo riconosce più.

Malgrado siano passati soltanto due anni, la moglie intanto si è risposata con Pomino, un amico d’infanzia di Mattia. Arrivato con propositi di vendetta, Mattia Pascal ben presto li abbandona. Infine riprende il vecchio posto alla biblioteca e qualche volta visita al cimitero la propria tomba, dove depone pure dei fiori.

Il tema principale è l’identità ma durante il romanzo Pirandello introduce altri temi come l’amore, la morte, la solitudine, il gioco e la fortuna. Uno dei temi che comunque mi ha colpito di più è stato l’identità come una maschera , e Pirandello usa proprio questa tematica per far capire che la persona che noi rappresentiamo non è il nostro vero essere ma è solo una fantomatica maschera che mettiamo ogni giorno. Diciamo che ci conviene molto di più interpretare un’altra persona invece di essere noi stessi con i nostri pregi e difetti. La maschera si può sempre cambiare se non ci piace o agli altri non va a genio ma il nostro essere no.

Margherita Scorzelli

19 gennaio 2011

GITA AL FARO, di Virginia Woolf

Filed under: Elizabeth Rodriguez Altamirano — Roberto Ferraris @ 09:36
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Gita al faro è stato scritto da Virginia Woolf ed è stato pubblicato nel 1927.

Sicuramente inizierei a fare la recensione in questo modo, ma questa volta … invece è diverso, poiché mi è parso abbastanza noioso e soprattutto, mi sento in dovere di riferire ( con molta vergogna inscrivibile), che non sono stata capace di seguire il filo del racconto nel capitolo iniziale, ma posso dire in mia discolpa che non per questo ho lasciato stare. Anzi dirò che mi è successo qualcosa di curioso, ossia che continuando a leggere questo romanzo, prima che me ne rendessi conto, mi aveva già catturato!

Riguardo al romanzo posso dire che ha ragione  Vanessa nella sua recensione, perché anche a me è parso che la signora Ramsay non fosse semplicemente un personaggio per adornare la narrazione, ma bensì era una dei pochi che sicuramente ci doveva accompagnare lungo il racconto, e che con la sua presenza, rivelataci nel secondo capitolo, noi come lettori notiamo che qualcosa cambia nell’atmosfera in cui vari personaggi sono travolti, oltre alla prima guerra mondiale che sicuramente ha contribuito allo stato d’animo che gli stessi personaggi ci mostrano.

Elizabeth Rodriguez Altamirano

I MALAVOGLIA, di Giovanni Verga

Filed under: Alessia Bauducco — artisticobuniva @ 09:24
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Questo romanzo, ambientato in Sicilia nel paese di Aci Trezza, narra le vicende della famiglia Toscano: il loro modo di vivere semplice, le varie difficoltà e sventure che devono affrontare, i cambiamenti portati dalla recente unità d’Italia.

La famiglia ” I Malavoglia” soprannome con il quale erano conosciuti, era composta da padron N’toni capostipite della famiglia, dal figlio Bastianazzo con la rispettiva moglie Maruzza, e dai loro cinque figli. Essi vivono nella “casa del nespolo” e possiedono una piccola imbarcazione, “la Provvidenza”, loro unica fonte di reddito. Il modo in cui affrontano i vari problemi che si susseguono, evidenzia un forte attaccamento alle origini. Il non arrendersi e cercare di ricostruire ciò che si è perduto per poter ritornare alle proprie abitudini. L’unione che, purtroppo è segnata dal destino, porterà allo disgregarsi della famiglia, al degrado sociale morale e finanziario. Alla fine del romanzo rimane il nipote Alessi, l’unico che riesce a riscattare la famiglia pagando i debiti e continuando l’attività di pescatore.

La cosa che più mi ha colpito di questo romanzo, è il tipo di linguaggio, semplice:  rispecchia perfettamente alcune parti del lessico caratteristico della Sicilia di metà ottocento, permettendone la lettura a qualsiasi persona, dalla più semplice all’intellettuale, in quanto Verga si limita a proporre un ritratto sociale, ovvero ci dipinge la situazione così come lui la vede, estraniandosi dal racconto.

Alessia Bauducco

LE CITTA’ INVISIBILI, Italo Cavino

Filed under: Caterina Colaci — artisticobuniva @ 09:20
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Pubblicato nel 1972, le “Città Invisibili” di Italo Calvino, (Santiago de Las Vegas, 15 ottobre 1923 – Siena, 19 settembre 1985), è un romanzo fantastico; è il racconto che Marco Polo fa all’imperatore orientale Kublai Khan delle città che ha visitato durante i suoi lunghi viaggi.
Il romanzo è alternato da descrizioni di città e dialoghi tra Marco Polo e Kublai Khan; Polo non vuole presentare all’imperatore una dettagliata descrizione geografica delle città, ma vuole fargli capire l’importanza di esse e trasmettergli una più profonda conoscenza dell’impero.

Nel romanzo non sono descritte città reali, ma, come dice Calvino stesso, “immagini di città felici che continuamente prendono forma e svaniscono, nascoste nelle città infelici” .
Le “Città Invisibili” è composto da undici diversi gruppi , ognuno dei quali comprende la descrizione di 5 città.

. Le città e la memoria
. Le città e il desiderio
. Le città e i sogni
. Le città sottili
. Le città e gli scambi
. Le città e gli occhi
. Le città e il nome
. Le città e i morti
. Le città e il cielo
. Le città continue
. Le città nascoste

È un romanzo molto breve ma che coinvolge il lettore, poiché man mano che si legge un capitolo cresce il desiderio di vedere come Marco Polo descrive un’altra città.

Caterina Colaci

LE CITTA’ INVISIBILI, di Italo Calvino.

Filed under: Deborah Laggiard — artisticobuniva @ 09:14
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Il romanzo è nato come un puzzle, pezzo per pezzo: Calvino lo ha composto e lo ha fatto nascere poco per volta. Naturalmente la città è il punto focale: infatti il romanzo si divide in 9 capitoli suddivisi a loro volta in sottocapitoli, che portano ognuno un diverso nome di donna associato ad una città.
Calvino ha deciso di prendere il più straordinario viaggiatore di tutti i secoli, Marco Polo, rendendolo il protagonista dell’opera e immaginando una descrizione che egli fa all’imperatore del Catai, Kublai Kan. Si è immedesimato in Marco Polo scrivendo il romanzo come se fosse un diario descrittivo; certo è una struttura un po’ particolare, ma ha dato un’ intonazione diversa al racconto, lasciando spazio all’ immaginazione del lettore.
Si può definire un romanzo di pura astrazione, all’insegna della fantasia e dell’ immaginazione; per il lettore che si immerge nel romanzo la lettura  è piacevole, perché l’immaginazione viaggia di pari passo con la lettura, costruendo ed ipotizzando le città che Calvino descrive.

Deborah Laggiard.

18 gennaio 2011

LE CITTA’ INVISIBILI, di Italo Calvino

Filed under: Vanessa Bonino — artisticobuniva @ 09:27
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“Le città invisibili” di Italo Calvino racchiude la descrizione di una cinquantina di città inventate, ma per certi elementi non tanto diverse da quelle in cui viviamo oggi.  Marco Polo (l’autore/ il protagonista) vuole far capire a chi legge, a Kublai Kan che lo ascolta nella sua corte con grande interesse, spesso intervenendo con domande e riflessioni, rivolte al viaggiatore veneziano.
Molto particolari sono le relazioni descritte fra le città e coloro che le abitano e che le costruiscono o che le stanno costruendo, ma anche fra lo straniero e le città stesse; cosa lascia la città a coloro che ci entrano e che sono solo di passaggio; una delle città che mi ha attirato particolarmente e di cui mi è rimasto impresso il nome è Bauci, che è posta al di sopra della terra senza toccarla; vi abitano cittadini che non hanno edificato la loro città sulla terra perchè, a seconda delle ipotesi,  o la odiano oppure la rispettano a tal punto da non volerla toccare per preservarla come era prima che arrivassero loro; a me piace pensare all’ultima di queste.
Molte altre città in questo libro mi hanno incuriosito e allo stesso tempo fatto associare a cose che avevo visto nella mia esperienza da osservatrice e tuttora le posso vedere intorno a me.

Vanessa Bonino

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