ROMANZI 2.0

31 gennaio 2010

CIME TEMPESTOSE, di Emily Brontë

Archiviato in: Morena Amparore — artisticobuniva @ 20:06
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Ci sono decisioni nella vita che spesso dobbiamo prendere, magari non è la decisione giusta ma è l’unica in quel momento che riusciamo a vedere, l’unica che ci permetta di andare avanti; come la decisione che ha deciso di prendere Chaterine. Lei è innamorata di Heathcliff, un giovane di umili origini con un carattere aggressivo, da “selvaggio”, completamente diverso da Linton, un signore per bene che diventa suo sposo dandole casa, ricchezza e amore.

Quest’ultima è la strada intrapresa dalla protagonista che, dopo un po’ di tempo trascorso con suo marito, comincia ad avere dei problemi. Diventa pazza perchè lei è stata strappata via dalle cime tempestose e da ogni legame con il suo passato, si è trasformata nella signora Linton, la padrona di Grange e moglie di un estraneo… esiliata da tutto ciò che era stato il suo mondo.

E’ una storia ricca di intrighi, dove si nota uno scontro tra l’amore e l’odio, tra amore vero e amore “comprato”.

La narratrice delle vicende, Nelly, le spiega nei minimi dettagli. Il lettore viene pienamente coinvolto in tutto quello che accade, fino a restare con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.

Morena Amparore

28 gennaio 2010

IL PASTO NUDO, di William S. Burroughs

Archiviato in: Nadina Grahic — artisticobuniva @ 00:22
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Non credo di aver mai letto un libro del genere… Un libro insensato, ambiguo.

Un tossicomane che combattte la sua “malattia”: un uomo non più capace di intendere e volere, un uomo che farebbe qualsiasi cosa per poter staccare dal mondo, viaggiare con la fantasia, ridare vita a quel corpo inutile, ormai spento, di colore grigio…

Un libro senza una morale, che ci narra di tutte quelle vite condizionate da quella sostanza… quella stessa sostanza che gli brucia dentro come una scossa che ripercorre tutto il corpo appena entra nelle vene, una scossa che dura troppo poco;quella scossa che li fa sentire vivi per quell’attimo.

Un libro squallido, senza alcun messaggio, soprattutto per quanto riguarda il finale, che provoca solo disgusto, ribrezzo… Una fine che non ha a che vedere con il resto…

L’autore riesce a rendere bene anche le parti più imbarazzanti, più intime, ma anche quelle più insensate, scaturate dalla fantasia di quei malati; le riesce a rendere così vere solo grazie alle parole, studiate bene, messe in una determinata maniera, che riescono a ricostruire l’immagine di quelle frasi quasi ipnotiche.

Nadina Grahic

LA RAGAZZA DI BUBE, di Carlo Cassola

Archiviato in: Martina Morello — artisticobuniva @ 00:17
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Questa storia è ambientata in Toscana, e narra di una giovanissima ragazzina di nome Mara e di un ragazzo di nome Bube. Il loro incontro avvenne quando Bube andò a casa della famiglia di Mara in seguito alla perdita in guerra del fratello, di cui era amico, e tra i due nacque l’amore.
Bube venne ricercato e poi condannato in seguito ad una lite che ebbe con il prete del suo paese, perchè non  li aveva fatti entrare in chiesa perchè erano partigiani. Così dovette scappare dall’Italia, e nel frattempo Mara si trasferì a Poggibonsi per fare la donna di servizio. Durante questa sua assenza conobbe un ragazzo di nome Stefano di cui si innamorò, ma il suo pensiero era sempre rivolto a Bube e così decise di non lasciarsi andare.
Bube venne arrestato e condannato a 14 anni di prigione, ma Mara non perse la speranza, lo seguì per tutto il corso del suo processo e decise di aspettarlo quando sarebbe uscito.

Questo libro è stato molto difficile, o meglio molto complicato, perchè tratta di due argomenti molto intrecciati tra di loro: quello della politica e quello dell’amore fedele.

Nonostante tutto Mara è riuscita a non lasciarsi andare ed è stata sempre al fianco di Bube, non è stato solo lui a pagare le conseguenze dei suoi reati ma ci ha rimesso anche lei, soffrendo per amore.

Martina Morello

CENT’ANNI DI SOLITUDINE, di Gabriel Garcìa Màrquez

Archiviato in: Ivan Siondino — artisticobuniva @ 00:06
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Il romanzo ci narra la fantastica vicenda di una famiglia, i Buendìa.

Questa, divisa in sei generazioni, viene condannata all’esilio quando il capostipite Josè Arcandia Buendìa, dopo una lite, uccide un uomo e decide di fuggire con la famiglia e gli amici, perche perseguitato dal fantasma dell’uomo; fino a fermarsi nella foresta colonbiana dove fonda un villaggio: Macondo.

Tutte le vicende sono ambientate a Macondo; alcuni personaggi se ne vanno per poi farvi ritorno, non riuscendo a staccarsi dal loro mondo.

L’intreccio delle vicende della famiglia porta i singoli membri alla solitudine più profonda del loro essere, dando alle generazioni future un esempio sbagliato su come affrontare la propia vita e quella famigliare; una solitudine che li dannerà fino alla fine.

Il romanzo spiega come la solitudine conndizioni l’intera esistenza di un uomo e come possa essere un fenomeno contagioso, come una malattia. Nel romanzo c’è un collegamento tra la realtà e la fantasia come tra la pazzia e la normalità della vita quotidiana.

Ivan Siondino

LE COSMICOMICHE, di Italo Calvino

Archiviato in: Ivan Siondino — artisticobuniva @ 00:02
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“Le cosmicomiche” sono dodici racconti in ambienti immaginari; il protagonista di questi racconti è Qfwfq, dal nome impronunciabile; quest’ultimo è anche il narratore di quello che accade nelle diverse storie.

Questo personaggio vive per noi le nostre paure e le nostre gioie, in pratica tutte le nostre emozioni.

Qfwfq non viene mai descritto fisionomicamente in modo preciso, così che il lettore possa immedesimarsi nel personaggio e sentirsi dentro i vari mondi che si creano all’interno dei racconti, i quali non hanno dei collegamenti specifici tra loro, come anche il tempo non viene preso molto in considerazione.

Calvino tramite Qfwfq cerca di spiegare le molteplici nature dell’uomo, di come si trasformi adattandosi al mondo e di come il mondo circostante si trasformi di conseguenza per adattarsi all’uomo.

Ivan Siondino

27 gennaio 2010

IL RITRATTO DI DORIAN GRAY, di Oscar Wilde

Archiviato in: Carlo Canale — artisticobuniva @ 23:55
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Dorian è un giovane bellissimo e un rispettato esponente dell’alta società londinese del XIX sec. Reso vanitoso da Basil Hallward, autore del suo ritratto, e convinto dal cinico e maligno Hanry Wottom che la bellezza esteriore è l’unica cosa che conta nella vita di un uomo, desidera che sia il suo ritratto ad invecchiare al posto suo. Tale desiderio viene esaudito (forse dal diavolo), così ogni azione insana di Dorian si ripercuoterà sulla tela.

Il romanzo culmina con l’assasino di Basil, che aveva visto la tela di Dorian orribilmente mutata; quest’ultimo, terrorizzato dal suo delitto, accoltella la tela nel tentativo di cancellare i suoi misfatti, ma invece di distruggere il quadro uccide se stesso.

Mi è piaciuto abbastanza questo romanzo ma sopratutto il personaggio di Lord Henry, che rappresenta l’amoraltà e il “male” all’ interno del romanzo, che porterà Dorian alla sua fine.

Il tema piu importante è quello del doppio, del conflitto tra bene e male e anche del potere della mente sul corpo.

Carlo Canale

LE AVVENTURE DI HUCKLEBERRY FINN di Mark Twain

Archiviato in: Gaia Acquarone — artisticobuniva @ 23:51
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Huck é un giovane ragazzo cresciuto e abbandonato da un padre violento e ubriacone che agita la vita del ragazzo e porta disordine spesso in città. Huck, adottato e riportato ad una vita degna e pulita dalla zitella Miss Watson, non sopporta la scuola e qualsisasi ordine e regola, ma presto cerca di adeguarsi alla vita della zitella cercando di sfuggire al padre contrarissimo alla sua educazione. Huck viene presto raggiungo dal padre che lo porterà via con se in una capanna lungo il Missisipi dove il giovane resterà rinchiuso il più delle volte. Huck stanco delle botte violente e sempre più frequenti del padre tenterà la fuga. La sua voglia di fuggire, di tornare a quella vita libera e spensierata, senza scuola nè regole, completamente immerso nella natura selvaggia, lontano da un padre sempre più burbero e violento che lo costringe in una capanna lurida e piccola, lo porterà presto ad inseguire e a vivere numerose avventure insieme al caro amico Jim, uno schiavo nero, scappato perchè minacciato di essere venduto dai padroni al mercato. Le avventure dei due ragazzi saranno ricche di avvenimenti e di piccole e grandi sorprese, mantenute vive dal racconto avventuroso e vivace che scorre attraverso un linguaggio un po’ dialettale e rude ma spesso simpatico e chiaro.

Quello di Huck si può quindi definire un vero e proprio viaggio iniziatico, ricco di scoperte e che lascia spesso intravedere i profondi problemi razziali che attanagliavano la nazione americana e che dividevano e laceravano il popolo sempre più vicino ad un’assurda guerra civile. Huck è un ragazzo ricco di risorse, libero che preferisce l’avventura all’istruzione e che nessuno riesce a tenere a bada.

Coinvolgente e spesso commovente è un romanzo ricco di sorprese!!

Gaia Acquarone

18 gennaio 2010

LA RAGAZZA DI BUBE, di Carlo Cassola

Archiviato in: Davide Bernardini — artisticobuniva @ 01:56
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Mara, protagonista del romanzo, inizia una relazione con Arturo detto Bube. Nonostante la distanza e la difficoltà del periodo, l’immediato dopoguerra italiano nella provincia toscana, l’affetto tra i due cresce rapido addirittura fino al momento dell’arresto e della condanna di Bube. Mara caparbiamente lo seguirà fino in Francia

Una storia molto intensa e sentimentale, un pò tragica nell’insieme delle situazioni ma molto tenace, da far venire voglia di scoprire che per fortuna andrà tutto bene, forse in modo un po’ scontato.

Davide Bernardini

LE COSMICOMICHE, di Italo Calvino

Archiviato in: Davide Bernardini — artisticobuniva @ 01:51
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Divertenti racconti narrati dal protagonista Qfwfq, dove la vicenda svolta in prima persona si affaccia su alcune delle più importanti domande poste dall’uomo fin dall’inizio dei tempi: lo spazio, le stelle e il motivo di tutto ciò.

Partendo dal primo dei dodici racconti di cui è composto il romanzo, si iniziano ad esplorare luoghi e zone di cui è caratteristico il linguaggio specifico di Calvino affacciatosi all’Astronomia, ma in modo del tutto comprensibile grazie alla bravura dello scrittore nel rendere personaggio ciò che è spazio e materia. Una lettura leggera ma molto di impatto.

Davide Bernardini

IL LUPO DELLA STEPPA, di Hermann Hesse

Archiviato in: Federica Finizio — artisticobuniva @ 01:49
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Questo libro l’ho letto con fatica. Un argomento molto pesante, noioso e difficile da leggere. Una vita che non trova lati positivi, però con un po’ di coraggio riprende senso.

Il protagonista, Harry, ha un blocco causato dall’uomo e dal lupo. L’uomo rappresenta le cose culturali e spirituali; il lupo rappresenta la confusione e tutto ciò che è istintivo. Harry a causa di questo blocco arriva quasi ad ammazzarsi. Per fortuna decide di “rincominciare” la sua vita, vivendola quasi come un gioco.

Questo libro, così pesante e noioso, alla fine ha un significato importante. Se ci pensiamo bene, soprattutto a noi adolescenti capita una cosa simile. Faccio un esempio: noi ragazzi, se incontriamo una persona di cui ci innamoriamo, ci sentiamo al settimo cielo, ma se dovesse finire questa storia? Non sembra che tutto ci crolli addosso? A me capita così, però grazie alle amicizie, alla famiglia e ad altre cose riusciamo a riprenderci la nostra vita in mano, ritornando col sorriso.

Vi piace questo collegamento? A me si :) ; peccato per il libro che è stato molto noioso e faticoso da finire!

Federica Finizio

FRANKENSTEIN, di Mary Shelley.

Archiviato in: Arianna Collino — artisticobuniva @ 01:45
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La storia descrive il tentativo di un uomo, Victor Frankenstein, di scoprire il segreto della vita attraverso la scienza. Questa sua curiosità per le scienze a la biologia nasce da un trauma molto profondo a cui è stato sottoposto da piccolo e che lo ha portato a maturare un sogno accarezzato da tutti: ricreare artificialmente la vita.

Da Ginevra, sua città natale, parte dunque per la Germania, dove entrerà in contatto con due professori che lo aiuteranno molto nei suoi studi. In seguito, si recherà durante le notti nei cimiteri, dai quali ricaverà il materiale necessario per la sua grande opera. Ma quando la creatura “viene al mondo”, non è esattamente come lo studioso se lo aspettava: l’essere è storpio, brutto e, soprattutto, dotato di una forza sovrumana, che sfrutta per fuggire dal “padre” Victor. Quest’ultimo, in seguito, tornerà a casa, dove però, troverà ad aspettarlo la creatura, che lo ha seguito ed ha ucciso suo fratello. Dopo vari eventi, tra cui il tentativo di creare una compagna per il mostro, andato oltretutto male, Victor tenta di eliminare suo “figlio”, senza alcun risultato. Il mostro morirà in seguito suicida al Polo Nord, tormentato per tutti gli omicidi commessi.

Nel romanzo sono descritti desideri e paure che l’uomo si porta dentro all’animo sin dalla storia più antica: il sogno di poter tornare in vita e il desiderio della lunga vita, accostati però dal terrore che i morti possano tornare, in qualche modo, a tormentare il vivo, senza che questi possa difendersi dalla forza sovrumana degli altri. La Shelley, inoltre, affronta il discorso della morte ed il fatto che, per comprendere la vita, è molto importante comprendere il processo lento ma inesorabile della morte stessa.

L’opera per molto tempo fu attribuita al marito della Shelley a causa, forse, della somiglianza dello stile della donna con il coniuge, ma non solo: all’epoca, era impensabile che una donna potesse essere scrittrice: per questo Mary, in qualche modo, approfittò del nome del marito per pubblicare il suo romanzo.

Questo libro è molto interessante, non solo per ciò che viene enunciato nell’opera (riflessione sulla vita e sulla morte), ma anche perchè è una tappa importante, soprattutto per quanto riguarda il futuro delle donne, nel campo letterario: non sono più costrette ad utilizzare pseudonimi per riuscire a pubblicare i loro romanzi, ma possono tranquillamente inviarli mettendo il loro nome.

Arianna Collino

CUORE DI TENEBRA, di Joseph Conrad

Archiviato in: Arianna Collino — artisticobuniva @ 01:40
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Il romanzo comincia con un’incontro di vecchi amici e marinai su di un battello sul Tamigi, in Inghilerra. Mentre chiacchierano tra di loro Marlow, protagonista del libro, comincia a raccontare di una sua esperienza di lavoro che lo ha portato sino in Africa, alla ricerca del suo datore di lavoro Kurtz che, a quanto pare, è sparito nell’entroterra africano qualche tempo prima e di cui non si hanno più notizie. Dopo un lungo viaggio, che lo porterà a conoscere a fondo il volto oscuro dell’Africa più nascosta, ritrova Kurtz. Nel frattempo, Kurtz è divenuto una specie di divinità di un gruppo di africani che, per questo, non vogliono lasciarlo andare via. Dal canto suo, l’uomo, non ha alcuna voglia di tornare al mondo civilizzato, perchè è oramai assuefatto al potere della sua nuova condizione. Dopo faticosi tentativi, Marlow riesce a “sradicare” l’uomo dal suo trono ma, nonostante tutto, non riuscirà a riportarlo in Inghilerra, perchè Kurtz morirà durante il viaggio di ritorno a causa di una malattia che già da lungo tempo lo logora.

La narrazione è tutta in prima persona. Colpisce molto la capacità di Conrad nel descrivere non solo l’ambiente selvaggio della giungla africana, ma anche la disperazione degli indigeni, il loro dolore, causato soprattutto dalle malattie devastanti portate dai bianchi nelle loro terre.

Lo scrittore è stato in grado di raccontare in modo così dettagliato non solo lo stile di vita del marinaio, ma anche il commercio e la brutalità dell’uomo verso un suo stesso simile, grazie al fatto che lui stesso ha avuto la possibilità di vivere quelle esperienze nel corso della sua vita.

Secondo il mio punto di vista, questo è un romanzo molto bello: fa riflettere meglio su quanto l’uomo sia malvagio verso i suoi simili: “homo homini lupus”, l’uomo è lupo per l’altro uomo.

Arianna Collino

IL PASTO NUDO, di William S. Burroughs

Archiviato in: Davide Bernardini — artisticobuniva @ 01:36
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Una sconvolgente storia, tra il reale e surreale, da far perdere la testa.

William Burroughs affascina nel suo romanzo per la cruda descrizione delle cose. Il protagonista, Peter Weller, lavora come disinfestatore, e si ritrova a scappare dopo aver ucciso la moglie in una assolutamente tamente irreale New York.

Il libro affascina non tanto per la scrittura quasi incomprensibile dello scrittore ma quanto per le vicende della vita dell’autore: tossicomane, rischia più volte la vita, sperimentatore di qualsiasi novità in campo di stupefacenti e inventore dei più assurdi cocktail di droga mai esistiti prima di lui. L’opera (soprattutto il protagonista) rispecchia molto il lato “out” dello scrittore, come la presenza di extraterrestri e personaggi di ogni tipo, o la sua macchina da scrivere che diventa uno scarafaggio parlante. Il romanzo non fa capire dove sia la realtà e dove invece inizi l’assurdo.

Davide Bernardini

16 gennaio 2010

LA COSCIENZA DI ZENO, di Italo Svevo

Archiviato in: Michela Lomi — artisticobuniva @ 17:52
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Questo libro narra del cambiamento interiore di un uomo. Un uomo che si trova con una storia difficile alle spalle (il rapporto col padre) e con una vita difficile da gestire (si sente inadeguato nei rapporti con gli amici, al lavoro, con la moglie, ecc…). Si tratta di una storia di vita simile a quella che potrebbe capitare ad ognuno di noi.

Zeno, il protagonista, si trova a dover fare delle sedute dallo psicanalista (poichè si ritiene malato in conseguenza della sua difficoltà nel relazionarsi con gli altri), il quale poi pubblicherà il diario delle sedute riguardante il povero Zeno. Durante il suo racconto infatti vengono a galla tutti quei problemi che ognuno di noi spesso tiene nascosti a chi ci sta vicino; è proprio grazie al fatto che Zeno si ritenga inferiore e pieno di dubbi, ansie e debolezze che poi riuscirà a cambiare, ad ammettere appunto i suoi problemi e i suoi limiti e a ripartire “da capo”, guarendo così dalla sua “malattia”. Riuscirà poi a riscoprire se stesso e a cambiare. Credo che solo nel momento in cui si ammettano le proprie difficoltà si gettino le basi per costruire qualcosa di veramente solido legato alla propria personalità.

Non mi è piaciuto particolarmente questo libro, anche se credo che ciò che ci vuole insegnare sia corretto e soprattutto applicabile alla realtà di tutti i giorni.

Michela Lomi

LA NAUSEA, di Jean-Paul Sartre

Archiviato in: Michela Lomi — artisticobuniva @ 17:49
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Ogni tanto capita di sentirsi “vuoti, tristi, privi di ogni sostegno”; si ha come una voragine nello stomaco data dalla solitudine e dal troppo pensare alla propria esistenza e a tutto ciò che è parte dell’universo come noi stessi. Questo è ciò che capita al protagonista della “Nausea”, uno scrittore (storico), che studia le vicende del marchese di Rollebon (libertino del ‘700).

Ritiratosi da circa tre anni in una camera d’albergo a Bouville, Antoine Roquentin inizia a scrivere un diario riguardante il senso di nausea che lo tormenta. Questo tipo di sentimento, ovviamente diverso dal senso di nausea comune, scaturisce da un momento di crisi esistenziale; dalla riflessione dell’inutilità dell’esistenza della propria persona, in quanto non giustificabile in nessun modo. Proprio in questo preciso istante (quando ci si pone la domanda esistenziale rispetto al proprio essere), si verifica quel senso di inquietudine persistente e incombente rispetto al nostro pensiero, inquietudine definita come nausea: nausea e disgusto della vita stessa, nausea di tutto ciò che è di troppo e che ci circonda; infine nausea del senso dei nomi assegnati alle cose. Credo che vi sia una sorta di prigionia in tutto ciò: nel momento in cui tali pensieri vengono formulati da ognuno di noi, è veramente difficile anche solo il tentativo di rimuoverli, diventano come una catena che ci lega ad una sorta di realtà che non ci appartiene.

Leggevo, sfogliavo le pagine e più andavo avanti, più sentivo una grande volontà di libertà e di riscatto da questa vita noiosa, come una voglia di qualcosa di più puro, più profondo, più scarno. Mi ritrovo in queste parole, spesso anch’io ho come un presentimento di inutilità e superficialità di fronte alla realtà che mi circonda.

Dopo esserci posti questo problema, ovviamente ognuno di noi come Antoine, cercherà di trovare una soluzione e quindi di poter evadere da questo opprimente sentimento. Credo che sia davvero difficile rispondere ad una richiesta simile; nel libro, la ex-compagna di Antoine ritiene necessario vivere dei momenti spensierati, spontanei, che non siano già stati studiati in precedenza. Effettivamente, pensandoci credo che sia una buona opportunità per riuscire a vivere al meglio la propria vita, credo che ci si debba lasciare andare nelle situazioni giuste ed avere fermezza di prendere delle decisioni, riuscendo però ad essere sempre se stessi e lasciando da parte tutto ciò che può essere superficiale e superfluo.

Michela Lomi

CUORE DI TENEBRA, di Joseph Conrad

Archiviato in: Alice De Bernard — artisticobuniva @ 17:45
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Il romanzo si apre con la descrizione di cinque personaggi su un battello ancorato lungo il fiume Tamigi. Questa prima scena porta alla mente del capitano Marlow il suo viaggio precedente sulle sponde del fiume Congo; da qui Marlow diventa il protagonista-narratore della vicenda il quale racconta ai suoi amici dell’incontro con le popolazioni indigene, la giungla africana, la povertà e la schivitù di quei posti, dovuti al colonialismo europeo.

Il romanzo racconta di come gli uomini bianchi giunti in quei territori si accanivano alla ricerca di oro bianco mentre gli indigeni venivano corrotti facilmente ed erano sottomessi. Inoltre l’incontro tra Marlow e Kurtz ci fa riflettere di come l’uomo occidentale sia accecato dal denaro e dal guadagno, proprio come Kurtz, un fornitore d’avorio che aveva stretto amicizia con gli indigeni ed era ritenuto una loro divinità, ma l’unico scopo della sua vita era quello di accumulare sempre più avorio per avere una carriera prosperosa, in punto di morte si senta un fallito; toccherà a Marlow dare l’annuncio della morte alla fidanzata, anche se poi in parte le mentirà.

La particolarità di questo romanzo è la descrizione dettagliata di luoghi, personaggi e avvenimenti; ciò avviene poichè lo stesso Conrad fece il viaggio nelle terre misteriose e oscure dell’Africa: il suo alter-ego è appunto il capitano Marlow.

Il romanzo è breve, ma non per questo poco articolato rispetto ad altri romanzi, anzi penso che sia ricco di sigificati e, come è successo a me, penso che faccia riflettere molto sulla fragilità umana e i lati peggiori dell’uomo, come il dsprezzo per il diverso, l’avarizia e la superbia.

Alice De Bernard

IL RITRATTO DI DORIAN GRAY, di Oscar Wilde

Archiviato in: Ivan Siondino — artisticobuniva @ 17:42
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La storia narra dellla vita di Dorian Gray, un giovane ingenuo e bellissimo.
Viene ambientata dallo scittore nellla Londra del XIX sec., ed inizia quando il pittore Basil Halward conosce Dorian e lo usa come modello per un suo dipinto; insieme ai due nello studio del pittore vi è Lord Henry Wotton. Wotton avrà una forte influenza su Dorian: quest’ ultimo diventerà l’ incarnazione delle sue idee.

Dorian lasciatosi convincere dagli ideali di Wotton riguardanti la bellezza, inizia a provare invidia per il suo quadro e fa una specie di “patto col diavolo”, col quale il quadro invecchia al posto suo. Dorian si dà al lusso e alla vita sfrenata, fin quando non decide di nascondere il quadro imbruttitosi a causa dei suoi eccessi; di tanto in tanto Dorian andava in soffitta ad osservare il quadro che invecchiava sempre più.

Il romanzo tratta della bellezza estetica, della quale il protagonista fa un uso smodato ed eccessivo, che lo porterà alla rovina.

Ivan Siondino

LA PESTE, di Albert Camus

Archiviato in: Marco Minetto — artisticobuniva @ 17:37
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Il libro è ambientato nella città algerina di Orano; il protagonista è Bernard Rieux, medico francese che descrive gli avvenimenti del romanzo in terza persona.

Inizia tutto con una strana moria di topi, e questo prenuncia “la peste”. Dopo le prime morti sospette Rieux e il suo collega capiscono la gravità del caso ma nessuno subito li prende seriamente in considerazione. Anche la moglie del dottore viene contagiata ma nonostante questo il medico continua a battersi per curare e salvare più persone possibili.

Una città inizialmente annoiata viene colpita da un evento simile, ovviamente di conseguenza viene isolata dal resto del mondo per evitare il propagarsi dell’epidemia. La peste diventa per l’intera comunità il male al quale ognuno fa fronte come sa, e c’è anche chi specula in questa emergenza sui beni di prima necessità. Passano i mesi e quando oramai la città è piegata, la peste inizia a regredire. In tutta questa gioia, l’unico a non essere felice è proprio Rieux poichè teme che questa negli anni possa ritornare. La peste è vista appunto come il male, ed egli mette in guardia l’umanità per essere preparati ad un possibile ritorno, quando uno meno se l’aspetta.

Un libro dettagliato e crudo nella descrizione. Essa rappresenta la guerra e tutto ciò che c’è di cattivo nell’essere umano. L’isolamento di Orano mi ha riportato al pensiero dei campi di concentramento. Il messaggio che ne ho tratto è quello di combattere sempre e con ogni mezzo all’evento nefasto del male, e poi dimenticare le prove che la vita ci impone di affrontare.

Marco Minetto

LA PESTE, di Albert Camus.

Archiviato in: Deborah Laggiard — artisticobuniva @ 17:33
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La peste è stato un terribile flagello che a metà del 1300 ha lasciato all’umanità una ferita indelebile, portando con se milioni di vittime e guadagnandosi il nome di “morte nera”.

Albert Camus, basandosi sul fenomeno della peste, scrive un’opera metaforica per rappresentare molti aspetti della vita umana, principalmente l’avidità, l’egoismo, la corruzione e la ricerca sfrenata del divertimento, da una parte, e dall’ altra lo spirito di determinazione, sopravvivenza e fede rappresentato in particolare dal protagonista, il dottor Rieux Bernard.

Camus fa “risorgere il fenomeno della peste” intorno al 1940, in una cittadina tranquilla dell’ Algeria, Orano, che, troppo impegnata nella solita routine quotidiana e frenetica, non si rende conto dell’imminente pericolo che sta per colpire tutti i cittadini: un pericolo che ormai era dato per scomparso, ma soprattutto un pericolo che ormai si pensava di aver sconfitto.

La vicenda si apre con una sospettosa morte di topi in ogni angolo di strada, che lascia dubbiosi i cittadini inizialmente noncuranti dei fatti, perché presi dai loro impegni, finché un picco di morti lascia un sapore amaro nella bocca di tutti; così si iniziano a prendere misure di sicurezza, ponendo la città in quarantena. Il dottor Rieux, al centro della narrazione, è colui che rappresenta la determinazione nel cercare di combattere con tutte le forze un batterio incontrollabile, ingestibile, che è metafora di avidità, egoismo e tutto ciò di malvagio che insedia alcuni uomini.

La peste è semplicemente un pretesto per mostrare ciò che fin dall’inizio dei tempi ha coinvolto tutti gli uomini, inducendoli alla cattiveria e ad orrori improponibili, ovvero la guerra; infatti il periodo di pubblicazione di questo romanzo è tra il 1946 e il 1947, il periodo che precede la seconda guerra mondiale nonché il reale punto focale dell’opera.

L’autore oltre ad evidenziare questo lato negativo dell’ uomo sottolinea che non tutti sono uguali, ma c’è chi tenta di combattere la crudeltà fino al limite delle sue capacità. È un romanzo veramente intenso e pieno di emozioni.

Deborah Laggiard

IL RITRATTO DI DORIAN GRAY, di Oscar Wilde

Archiviato in: Gaia Acquarone — artisticobuniva @ 17:22
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Il romanzo racconta di Dorian Gray, un giovane dalla bellezza unica che incanta lo sguardo di chi lo ammira. Ritratto più volte dal pittore Basil Hallward, Dorian lascerà il segno con un quadro di eccezionale bellezza che darà vita alll’ impossibile corsa contro il tempo che caratterizza il romanzo.

Sarà Lord Henry Wotton, amico di Basil, che riuscirà ad influenzare l’animo puro e candido del giovane Dorian. Con i suoi discorsi estremamente articolati e con la sua immagine spietata della giovinezza eterna induce il giovane a guardare alla bellezza come ad un qualcosa di davvero raro, tanto da indurlo ad invidiare il suo ritratto che rimarrà sempre giovane ed intatto. In seguito a questo desiderio profondo, e ossessionato dall’idea di invecchiare, ottiene, attraverso una forma di sortilegio, che ogni segno che il passare del tempo e i vizi potrebbero lasciare sul suo giovane viso compaiano solamente sul quadro. E da qui ha inizio la ricerca del lusso sfrenato, dei piaceri estremi che lo inducono nella tela più malvagia, lasciando il suo dolce volto intatto, mentre il tempo passa ed il quadro invecchia dei suoi errori, delle sue cattiverie, dei suoi delitti. Tanto da spaventare il giovane Dorian che decide di porre fine al sortilegio bruciandolo. In preda alla paura, al colmo della disperazione, egli cade morto, ridando al quadro le fattezze del bel giovane, puro e pieno Dorian e lasciando a terra un vecchio ormai ripugnante, segnato dalla vita e dal tempo che tanto si era diperato a lasciare indietro!

Questo romanzo diventa la più spietata celebrazione della bellezza umana, che non si vuole abbandonare, che si vuole tenere stretta a tutti i costi anche negando l’aiuto degli amici più cari. Lo scorrere del tempo che lascia Dorian completamente solo è un vuoto enorme che si allarga pagina dopo pagina.

Gaia Acquarone

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